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Il commento al vangelo. Io sono la porta delle pecore

Don Ivan Leto*
Con l’immagine del pastore, Gesù rivela la propria identità. 
L’evangelista descrive l’azione del pastore senza lesinare dettagli: “entra dalla porta” perché la sua relazione con il gregge è di grande familiarità; inoltre mantiene una relazione personale con ogni pecora, giacché “chiama ciascuna per nome”; da parte loro, le pecore corrispondono a questo tratto familiare: “ascoltano la sua voce” e “lo seguono”. 
Partendo da una scena della vita reale (quello che succede in un ovile), Gesù invita i suoi ascoltatori a riflettere. 
Gesù, sempre in questo brano di Vangelo, offre una nuova rivelazione: “Io sono la porta”. La porta indica il semplice entrare e uscire. La porta è giudice di quelli che da essa passano, quindi discerne tra il pastore e il ladro. 
Gesù è l’unica porta e quelli che non entrano per essa sono ladri (da intendere qui i falsi messia che promettevano la salvezza a Israele) e briganti (criminali esperti nel rubare, distruggere e ammazzare). Il nostro brano si conclude con l’affermazione: “Io sono venuto perché abbiano la vita”, dove troviamo Gesù, buon pastore, che dà la sua vita affinché le pecore abbiano la vita vera.

*Don Ivan Leto
parroco di San Gordiano
Diocesi Civitavecchia – Tarquinia

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