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Sindacati preoccupati: ''C'era una volta il porto di Civitavecchia''

Sindacati preoccupati: ''C'era una volta il porto di Civitavecchia''

L'80% dei lavoratori portuali in Cigo Covid-19. Dito puntato contro Molo Vespucci


CIVITAVECCHIA – Un lungo intervento, a firma di Filt Cgil Ugl, Uiltrasporti ed Usb, nel quale traspare chiaramente tutta la preoccupazione per il futuro dello scalo. 

“C’era una volta il porto di Civitavecchia – spiegano – l’orgogliosa comunità portuale ha superato guerre e crisi economiche e non ha paura di affrontare le difficoltà, prova ne è l’aver garantito la funzionalità del porto durante la fase acuta della pandemia da coronavirus. Il porto sta vivendo una stagione di grandi criticità, più volte nell’arco degli ultimi anni abbiamo lamentato una scarsa incidenza del trasporto merci, pochi container e calo costante delle merci alla rinfusa”. 

Giudicano poco lungimirante l’aver trasformato lo scalo in un hub soltanto a vocazione turistica, senza pensare al giusto equilibrio dei traffici, limitando così sviluppo ed occupazione. Il dito viene puntato contro i  vertici di Molo Vespucci “che ormai da troppo tempo – spiegano – si sono chiusi in una torre d’avorio per prendere decisioni non condivise con il cluster portuale e non nell’interesse della comunità che dovrebbero rappresentare. Emblematico di questa notevole distanza è il comportamento del presidente francesco Maria di Majo ormai assente da due mesi da Civitavecchia anche se lavora alacremente da remoto; lo conferma l’elenco presentato al partenariato di tutte le sue conference call. Qualcuno si è dimenticato di suggerire un passaggio cn l eorganizzazioni sindacali che da 40 giorn istanno gestendo le procedure per il ricorso agli ammortizzatori sociali con l’80% dei lavoratori del porto ad oggi in Cigo Covid-19 Avere contezza degli aspetti sociali non dovrebbe rientrare nelle competenze di un’Autorità di Sistema portuale? Una crisi di questa portata necessita di strategie ad impatto rapido, decisioni dinamiche ed efficaci, che vadano a ridare fiducia all’ambiente, ad attirare quei traffici che ad oggi girano al largo del porto. Invece ci sentiamo ripetere sempre le stesse ipotesi di lavoro, condivisibili, ma di lunga prospettiva, e la nave affonda. La ciliegina sulla tora la stiamo vivendo con le società di interesse economico generale, dove con pilatesco comportamento si intende scaricare il mancato introito derivante dal calo dei passeggeri sulle spalle dei lavoratori, perchè questo significa tagliare le risorse a società concessionarie che svolgono servizi essenziali per il porto, forzando così – hanno aggiunto – ristrutturazioni aziendali di forte impatto sociale”. 

Cosa rimane da fare quindi oggi? I sindacati sono chiari. “Possiamo dire di averle tentate tutte – concludono – ci resta l’ultima possibilità, ovvero far ragionare i vertici dell’Adsp, ricompattare il cluster portuale e con poche ma giuste e condivise scelte rilanciare il nostro amato porto. Se ciò non dovesse avvenire, rimane facile prevedere un’estate molto calda, oltretutto aggravata dalla difficile situazione che stiamo vivendo”. 

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