TOLFA La sentenza di primo grado: era stato denunciato dall’artigiano Davide Vannicola L’imprenditore Augusto Battilocchio condannato a due anni per tentata estorsione
TOLFA – Due anni. E’ la condanna inflitta per il reato di tentata estorsione ad Augusto Battilocchio, ex amministratore e socio della Sicoi, nota azienda di Tolfa che lavora a livello nazionale e internazionale nel campo delle bonifiche e dei ponteggi industriali.
La vicenda risale al 2016 e vede protagonista, oltre ad Augusto Battilocchio, Davide Vannicola, l’ormai famoso “pioniere”, balzato agli onori delle cronache locali e nazionali dopo le rivelazioni choc sul caso Vannini, quando affermò che a sparare a Marco non era stato Antonio Ciontoli bensì il figlio Federico. Affermazioni poi smentite da tre gradi di giudizio nel processo che ha condannato quale esecutore materiale Antonio Ciontoli.
Stavolta invece il giudice del tribunale di Civitavecchia Simone De Santis gli ha dato ragione, nel primo grado di giudizio, incardinato in seguito a fatti accaduti oltre 5 anni fa.
In sintesi, i due non si sono mai visti di buon occhio, per una serie di vicende legate originariamente ad un esposto presentato da Vannicola, che vive in una zona di campagna del comune di Tolfa, per lo scarico di calcinacci e altri materiali edili in aperta campagna. Da lì, nel corso degli anni, si sono poi succedute denunce e controdenunce tra l’artigiano e l’industriale, con alcuni procedimenti che stanno andando a conclusione in questi mesi nelle aule di giustizia.
La denuncia del caso in questione, come detto, risale al 2016, quando Vannicola, secondo la versione da lui stesso fornita agli inquirenti, sarebbe stato avvicinato da Augusto Battilocchio.
L’incontro sarebbe avvenuto in viale Italia, una delle vie principali di Tolfa, davanti a diverse persone. In quella circostanza, secondo quanto riferito e denunciato dall’artigiano, che si trovava insieme alla figlia, minorenne, che assistette alla scena, Battilocchio avrebbe chiesto una cospicua somma di denaro per ritirare un’altra querela per diffamazione sporta dallo stesso imprenditore nei confronti del “pioniere”, per presunte offese su Facebook nei confronti della famiglia di Battilocchio (offese senza un riferimento preciso circa il destinatario e che Vannicola ha sempre negato che fossero rivolte a Battilocchio, ndr).
Vannicola, per tutta risposta, si recò nuovamente in procura e lo denunciò per tentata estorsione.
Da lì nacque, nel 2017, il procedimento giudiziario che si è concluso martedì scorso.
Ma anche nel processo non sono mancati i colpi di scena. Il pubblico ministero infatti, in aula ha chiesto l’assoluzione dell’imputato, ritenendo che non ci fossero prove sufficienti per decretare una condanna dell’imprenditore.
Il giudice De Santis però ha voluto andare a fondo alla questione ed ha deciso di sentire nuovamente un teste oculare di quell’incontro. Sul banco dei testimoni il soggetto ha ribadito di aver sì visto i due discutere in maniera piuttosto animata sulla strada, ma di non aver sentito quale fosse il motivo della discussione.
La testimonianza ha però confermato sia l’effettivo incontro che soprattutto la fascia oraria (tra le 18.30 e le 19) in cui era avvenuto, co
me denunciato da Vannicola, mentre altri testimoni citati da Battilocchio avevano indicato un orario diverso.
Boisognerà attendere le motivazioni della sentenza, ma evidentemente tanto è bastato al giudice per chiudersi in camera di consiglio per poi uscirne con un dispositivo di condanna per Augusto Battilocchio a due anni di reclusione. Si tratta della sentenza del primo dei tre possibili gradi di giudizio. Bisognerà ora vedere se la sentenza, come è probabile che sia, verrà appellata dall’imprenditore.
PRESUNZIONE DI INNOCENZA
Il soggetto indagato è persona nei confronti della quale vengono avviate indagini durante lo svolgimento dell’azione penale; nel sistema penale italiano la presunzione di innocenza, art 27 Costituzione, è tale fino al terzo grado di giudizio e la persona indagata non è considerata colpevole fino alla condanna definitiva.
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