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Movida, all’una la musica si spegne

Movida, all’una la musica si spegne

CIVITAVECCHIA – La paura fa 90. La recente novità giuridica, secondo la quale i cittadini colpiti da immissione di rumori legati alla movida possono chiedere un risarcimento ai Comuni incapaci di garantire il rispetto delle norme relative alla ...

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CIVITAVECCHIA – La paura fa 90. La recente novità giuridica, secondo la quale i cittadini colpiti da immissione di rumori legati alla movida possono chiedere un risarcimento ai Comuni incapaci di garantire il rispetto delle norme relative alla quiete pubblica, ha messo spalle al muro l’amministrazione comunale. Tolleranti sì, meno pignoli del dovuto pure, ma autolesionisti proprio no. Ecco allora che il Comune si organizza e accetta le regole del gioco. Le deroghe, come ampiamente ribadito, non sono più ammesse: le forze dell’odine che espletano i controlli sulla movida non devono avere sorprese e devono poter verbalizzare in base ad accordi istituzionali presi nel corso di tavoli tecnici, senza il rischio di rimanere spiazzati al cospetto di difformità ed eccezioni delle regole che nessuno ha comunicato. Dopo l’imposizione ai minimarket di chiudere alle 22,30, decisione che non incide in alcun modo con la “mala-movida”, qualche atto serio è stato prodotto. L’ordinanza appena firmata dal sindaco Ernesto Tedesco conferma i divieti di vendita di bevande in vetro da asporto dalle 21 alle 7 e limita le attività rumorose connesse a formi di intrattenimento o spettacolo nei pubblici esercizi.

«Rispetto al passato – fanno sapere dal Pincio – se l’anno scorso i locali potevano procedere ad intrattenimenti musicali fino alle 2 di notte dal giovedì alla domenica, tale possibilità è esclusa».

L’ordinanza, a quanto pare, prevede la cessazione all’una di notte di ogni attività di intrattenimento, sia essa svolta all’interno che all’esterno dei locali, con apparecchi elettronici, informatici ed elettromeccanici, con esecuzioni musicali dal vivo con o senza il contributo di artisti o cantanti. Una limitazione che tuttavia cambia per quanto riguarda i locali ubicati furi dal centro abitato, dove le attività possono andare avanti fino alle tre.

«L’ordinanza – fa sapere il Comune – fa anche riferimento al Piano di Classificazione di Zone Acustiche del Territorio del Comune di Civitavecchia, nel quale sono riportati i limiti di emissione per le fasce diurna (6 – 22) e notturna (22 – 6).

Tutta la partita si gioca allora sui criteri di applicazione anche in riferimento all’ultimo dato fornito. Quali locali il Pincio classifica come esterni al centro abitato e quindi meritevoli di deroghe?

Il codice definisce “centro abitato” l’insieme di lotti edificati che, con le aree libere adiacenti, costituisce l’aggregato urbano racchiuso all’interno di una linea di perimetrazione. Una questione destinata a far discutere sicuramente nelle prossime ore, meritevole di approfondimenti sotto il profilo normativo. Intanto il lavoro da fare è tanto per il Comune, a cominciare dalle verifiche sul suolo pubblico che gli esercizi pubblici occupano nelle serate d’estate. Negli anni scorsi l’attività è stata svolta in maniera approssimativa, poco incisiva e quasi per niente utile alla causa, se si parla di contenimento della movida indisciplinata. L’amministrazione non ha visto illeciti, né in centro, né in periferia, ha preferito i buoni rapporti all’applicazione delle regole del vivere civile e i risultati sono stati fallimentari. La nuova stagione potrebbe partire invece con il piede giusto, l’importante è agire all’insegna della serietà e del buon senso, due parametri in grado di garantire un’estate tranquilla sia i commercianti che ai residenti delle zone interessate dal divertimento.


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