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Santa Marinella, Casa famiglia “Monello mare”: non ci furono abusi

Santa Marinella, Casa famiglia “Monello mare”: non ci furono abusi

SANTA MARINELLA – Tutti assolti. Nella casa famiglia “Monello mare” di Santa Marinella non furono commessi abusi. In base alla sentenza di primo grado del tribunale di Civitavecchia non si sarebbero verificati i fatti che denunciarono alcune ...

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SANTA MARINELLA – Tutti assolti. Nella casa famiglia “Monello mare” di Santa Marinella non furono commessi abusi.

In base alla sentenza di primo grado del tribunale di Civitavecchia non si sarebbero verificati i fatti che denunciarono alcune ragazze minorenni, attraverso i Servizi sociali, e che portarono ad aprire un’indagine da parte della Polizia.

I fatti risalgono al 2015. La struttura accoglieva bambini e ragazzi minorenni con disagi psichici e in difficoltà. Il titolare della struttura e quattro collaboratrici vennero indagati a vario titolo per reati quali abusi sessuali, botte e minacce, a seguito delle pesanti dichiarazioni delle ragazze. Accuse che però, secondo il tribunale di Civitavecchia, non sarebbero sufficienti “a fondare la penale responsabilità degli imputati” posto che le ragazze, a vario titolo, “avevano svariati motivi di opposizione e contrasto nei confronti degli imputati e in generale della struttura comunitaria rappresentata dal Monello Mare”.

Secondo i giudici del Tribunale di Civitavecchia le accuse avrebbero avuto origine dai forti dissidi che le giovani avevano con il personale della comunità, per il fatto che le ragazze avrebbero avuto difficoltà ad integrarsi e ad allinearsi alle regole della struttura.

Le ragazze avrebbero avuto in comune “l’inclinazione a riportare episodi che, sia pur veri, sono stati resi in una prospettiva distorta e funzionale a rendere un’idea specifica della vita della comunità”. “La linearità del racconto è senza dubbio mancata in svariati punti e ha trovato penetranti contraddizioni in altri. Le versioni rese, oltre a non trovare alcun riscontro nell’esperienza degli altri ospiti della comunità, sono apparse poco lineari, a tratti prive di logica e non sempre rispondenti”. Come si ricorderà, le ragazze avevano denunciato anche cibo scaduto somministrato, ma non sarebbe emersa alcuna evidenza neanche sulla presenza di cibo scaduto al momento del sopralluogo effettuato dalla Asl di Roma in occasione del sequestro. Smentito anche lo stato di decadenza della struttura in base ai numerosi riscontri di persone esterne che periodicamente avevano accesso ai luoghi.


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