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Crescita del Pil, la Tuscia arranca

Crescita del Pil, la Tuscia arranca

Nella classifica elaborata dalla Cgia di Mestre per il 2022 la provincia è 68esima

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Valore aggiunto, la Tuscia 68° in Italia per la crescita rispetto al 2022. La Cgia di Mestre, il 19 agosto scorso, elaborando i dati del Fondo Monetario internazionale e Prometeia, ha reso pubblici i dati sulle variazioni del valore aggiunto annuale e rispetto al periodo pre-pandemico di tutte le province italiane ed i dati nazionali ed europei del Pil per gli stessi due periodi. La provincia di Viterbo ha fatto registrare il +0,83% che è sotto la media nazionale del +1,17%, mentre il confronto tra il dato 2023 del valore aggiunto e quello del 2019 (pre-pandemico) è del +2,75%, leggermente inferiore rispetto alla media nazionale del +2,86%. Si tratta di numeri abbastanza deboli su scala nazionale che collocano ancora una volta la Tuscia nella posizione medio-bassa del ranking italiano.

Su scala regionale è ancora una volta Roma a guidare la graduatoria con il +1,47% (valore aggiunto 2023 su 2022) che la colloca al 14° posto nazionale, mentre la variazione del valore aggiunto tra 2023 e 2019 è del +1,89%; segue la provincia di Rieti (62° in Italia con il +0,89% su base annua ma la Sabina segna valori record per il rapporto con il periodo pre-pandemico (+8,08%). Quindi la Tuscia seguita da Frosinone (80° in Italia con il +0,70% annuale e +0,74% sul pre-pandemico) e da Latina (94° nazionale con lo 0,50% sul 2022 ma il +5,14% sul 2019). I numeri esposti denotano valori contrastanti tra il surplus del valore aggiunto annuale e quello a 4 anni, che ribaltano le posizioni di Rieti e Latina ma lasciano sostanzialmente invariata quella di Viterbo. Ascoli Piceno è la provincia con la maggiore crescita del valore aggiunto annuale (+2,10), seguita da Milano, Venezia, Trapani e Sondrio. Su base regionale il Lazio è la quarta regione con la maggiore crescita annuale del Pil con il +1,18% poco sopra la media nazionale del +1,13% (migliori dati sono della Lombardia con il +1,29%, del Veneto con il +1,24% e del Trentino Alto Adige (+1,23%). Su base quadriennale guida ancora la Lombardia col +4,15% davanti ad Emilia Romagna (+3,78%) e Puglia (+2,85%). Lazio fermo al +1,10%. In Europa l’Italia guida la crescita del Pil con il +1,1% su base annuale (contro il +0,8% della Francia, +0,4% del Regno Unito e -0,3% della Germania), mentre il divario in positivo del Bel Paese con i suoi competitor europei è netto nel rapporto del Pil tra 2023 e 2019 con il +2,1% che è superiore al +1,2% della Francia, al +0,3% della Germania ed al +0.1% del Regno Unito. L’ufficio studi della Cgia di Mestre ha rilevato che l’Italia sta avendo risultati migliori di altri competitor europei per 3 motivi: le misure messe in campo tra il 2020 ed il 2022 per fronteggiare la crisi da Coronavirus e il rincaro energetico (bonus, ristori, contributi a fondo perduto) per 180 miliardi ed altri 91 messi a disposizione per il bonus bollette; quindi la ripresa dei consumi delle famiglie e gli investimenti nelle costruzioni ed il forte aumento degli investimenti fissi lordi avvenuti soprattutto al Sud, in particolare per i soldi del Pnrr e quelli destinati all’edilizia. Si parla di Pil e valore aggiunto, differenziandoli come dati economici, perché mentre il Pil è una variabile certa che può essere conteggiata a livello nazionale e regionale, “il valore aggiunto è quella variabile che approssima il PIL di un territorio a livello provinciale” (non essendoci dati ‘matematici’ su scala locale). Il valore aggiunto equivale al PIL al netto delle imposte indirette e rappresenta ugualmente al PIL la ricchezza annua «aggiunta» all’economia o meglio la crescita economica di quel territorio”.


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