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La mano omicida di Claudio Cesaris mossa da «gelosia, ossessione e rancore»

La mano omicida di Claudio Cesaris mossa da «gelosia, ossessione e rancore»

TARQUINIA – “Gelosia, ossessione e rancore”: queste le motivazioni esposte dalla Corte d’Assise del Tribunale di Roma a supporto della sentenza che ha condannato a 25 anni e due mesi di reclusione l’allora 68enne Claudio Cesaris che ha ...

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TARQUINIA – “Gelosia, ossessione e rancore”: queste le motivazioni esposte dalla Corte d’Assise del Tribunale di Roma a supporto della sentenza che ha condannato a 25 anni e due mesi di reclusione l’allora 68enne Claudio Cesaris che ha freddato con due colpi di pistola il docente dell’Università della Tuscia Dario Angeletti nel parcheggio delle Saline di Tarquinia poco dopo le 13 del 7 dicembre 2021.

La mano omicida dell’ex tecnico di laboratorio dell’Università di Pavia che ha ucciso il tarquiniese professore di Ecologia avrebbe agito, secondo i giudici, sulla base di una premeditazione elaborata con lucida scelta del tempo, del luogo e dei mezzi per l’esecuzione; compresa la predisposizione dell’arma e la cautela per evitare di essere individuato.

Tutto per una ossessione nei confronti della ex amante dopo la fine, mai accettata, della loro relazione.

I giudici, nelle novanta pagine di motivazioni, parlano di “gelosia, ossessione e rancore verso la ricercatrice” di cui Cesaris si era invaghito, e che, dall’Università di Pavia, aveva seguito fino alla Tuscia per non perderla di vista.

L’ignaro professore rappresentava, quindi, “nell’insana ossessione di Cesaris”, un rivale e per questo “ha meticolosamente e con calma pianificato la sua eliminazione”.

Cesaris, attualmente ristretto ai domiciliari per il suo precario stato di salute, secondo i giudici alternava “momenti di cedimento e quasi di supplica perché la donna rivedesse la sua decisione e riprendesse la relazione, a momenti di rabbia e rancore verso colui che riteneva responsabile della sua chiusura”.

PRESUNZIONE DI INNOCENZA Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. La presunzione di innocenza si basa sull’articolo 27 della Costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

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