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Anche le opere di Eugenia Serafini in mostra a Palazzo Chigi Albani di Soriano al Cimino

Anche le opere di Eugenia Serafini in mostra a Palazzo Chigi Albani di Soriano al Cimino

Oggi alle ore 17 si inaugura l’esposizione "In direzione ostinata e contraria", il Premio Centro 2023

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TOLFA – Ancora in primo piano le opere dell’eccezionale artista tolfetana Eugenia Serafini. Oggi alle ore 17 si inaugura con la mostra “In direzione ostinata e contraria”, il Premio Centro 2023, VIII Esposizione Nazionale delle Arti contemporanee a Palazzo Chigi Albani di Soriano al Cimino. Eugenia Serafini così parla delle sue motivazioni nella scelta dell’opera esposta: “Dedicata alla memoria del carissimo amico e critico d’arte prof. Giorgio Di Genova, partecipo a questa prestigiosa mostra con affetto e stima verso l’uomo che ha seguito noi artisti per decenni nel percorso creativo, stimolandoci senza risparmiare critiche ma anche con lodi e incoraggiamenti.

Con il dittico di acrilici/collage “Donne migranti” intendo ricongiungermi alla recentissima 19^ Mostra AMACI “Per una possibile ecologia delle migrazioni” che ho realizzato a Roma lo scorso 7 ottobre in mostra, installazione e performance con mia nipote Elena Ciotoli, giovanissima artista, formatasi all’Atelier Carrousel du Louvre di Parigi. Questa mostra apre e invita ad una riflessione esistenziale, etica, antropologica e culturale. Non è semplice infatti in questi anni recenti orientarsi nel difficile dramma di accadimenti che si presenta quotidianamente attraverso le migrazioni, acuito oltremodo anche dagli ultimi eventi bellici e storici, che vedono violenze e repressioni perpetrate sulle donne. Sono certa che Giorgio approverà la scelta di questo mio dittico, poiché conoscevo profondamente il suo animo generoso e desideroso di giustizia sociale”. L’eclettica e poliedrica artista Eugenia Serafini ha scelto dunque per questa importante manifestazione artistica, ancora una tematica sociale e umana, che enuclea con particolare evidenza la problematica delle “Donne migranti” che, attraverso il bacino Mediterraneo, gridano la propria esigenza di salvezza, libertà e modernità, affrontando una vera e propria odissea del deserto e del mare per concretizzare un grande sogno esistenziale. Con coraggio e sprezzo del pericolo esse si incamminano lungo una via tortuosa nella speranza di realizzare una nuova esistenza altrove: alcune la raggiungeranno, ma altre periranno nel lungo cammino. Il dittico è stato dipinto da Eugenia Serafini e accompagnato dalla sua Performance “La Parola e il Grido”, nel 2019 per la mostra “Apolidi/Identità (non) disperse”, a cura dell’architetta Antonietta Campilongo, e presentato nel prestigioso Palazzo Merulana di Roma, aprendo sin da allora il percorso di riflessione e ricerca che ora si annuncia con il titolo “Per una possibile ecologia delle migrazioni”, confermando così il ruolo di testimone irrinunciabile dell’artista nella società. Un plauso all’organizzazione artistica di Paolo Berti e Carlo Fabrizi Carli, alla gallerista Tiziana Todi, alla cara Patrizia Veroli sua moglie per questo ricordo/omaggio ad un uomo che ha dedicato allo studio degli artisti tutta la sua vita”. Eugenia Serafini è artista e scrittrice internazionale, docente di AABB e dell’Università della Calabria; le sue opere sono in musei e collezioni dei cinque continenti e crede fermamente che “L’arte porti pace e conoscenza tra i popoli”. Dopo il taglio del nastro di questa nuova mostra seguirà il saluto degli assessori alla Cultura e Grandi Eventi, Rachele Chiani e Francesco Marzoli, poi l’intervento della professoressa Francesca Pandimiglio, storica dell’arte. Questa interessante mostra è stata ideata a suo tempo dall’artista Paolo Berti e dal critico Giorgio Di Genova, seguendo una consuetudine collaudata in precedenti edizioni, invece la scomparsa inattesa del prof. Di Genova, la trasforma ora in un Ricordo/Omaggio al famoso critico d’arte e studioso, esprimendo il desiderio di tutti gli artisti invitati, che risultano da una accuratissima selezione. il titolo “In direzione ostinata è contraria” scaturito dalle conversazioni tra Paolo Berti e Giorgio Di Genova, allude e stimola verso considerazioni sulla produzione dell’arte contemporanea, sulla sua necessità, etica e sulla validità o meno delle tecniche “intrusive” che si stanno sovrapponendo nel campo artistico.


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