Pubblicato il

“Granchio blu a Torre Flavia, necessario monitorarne la presenza”

“Granchio blu a Torre Flavia, necessario monitorarne la presenza”

CERVETERI - Anche su Natural History Science si parla della presenza del granchio blu a Torre Flavia. Secondo i dati della ricerca, alla quale ha contribuito anche il responsabile della Palude, Corrado Battisti, parlano di "cinque femmine adulte ...

Condividi

CERVETERI – Anche su Natural History Science si parla della presenza del granchio blu a Torre Flavia.
Secondo i dati della ricerca, alla quale ha contribuito anche il responsabile della Palude, Corrado Battisti, parlano di “cinque femmine adulte rivenute nel periodo luglio – agosto 2022” proprio a Torre Flavia.
A questi vanno ad aggiungersi tutti gli esemplari individuati anche da turisti, bagnanti e pescatori da Passoscuro a Tarquinia, passando proprio per Torre Flavia e Santa Marinella). Una presenza, quella della specie aliena, autoctona delle coste atlantiche del continente americano, che sta generando, come più volte ribadito anche da Battisti, “preoccupazione per gli impatti a livello ecosistemico e la potenziale trasmissibilità di parassiti e patogeni”.
Proprio per questo motivo, secondo gli esperti, “è urgente – si legge ancora nell’articolo scientifico – un ulteriore monitoraggio sulla loro presenza e distribuzione (compresi i dati sulla struttura della popolazione)”. Secondo l’articolo pubblicato, infatti, “il granchio blu è considerato una delle 100 specie esotiche peggiori invasive nel Mar Mediterraneo, producendo forti impatti negativi sulle attività umane costiere e sulla diversità biologica autoctona”. Preoccupazione che cresce sensibilmente se si pensa alla presenza di questa specie in aree protette come la Riserva di Macchiatonda, la Riserva Naturale Sabbie Nere e la Palude di Torre Flavia “che tutelano la biodiversità autoctona di elevato interesse ecologico e conservazionistico”. “Nel nostro caso – proseguono gli autori dell’articolo scientifico – per la zona umida di Torre Flavia, sono state già ottenute prove della presenza di un gran numero di specie non autoctone di entrambi i vertebrati”. Da qui la necessità di “un’ulteriore valutazione della presenza, della distribuzione e della struttura della popolazione di questo crostaceo utilizzando – si legge ancora – tutti gli approcci disponibili, compresi progetti di scienza e l’uso dei social media” perché solo grazie all’individuazione delle specie aliene si possono mettere in atto “misure efficaci di controllo e mitigazione” per limitarne l’impatto “sugli habitat invasivi”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


Condividi

ULTIME NEWS