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Phase out: Usb frena e chiede risposte concrete

Phase out: Usb frena e chiede risposte concrete

Il sindacato sollecita soprattutto Governo ed Enel ad essere chiari e decisi

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CIVITAVECCHIA – All’indomani del tavolo interministeriale sulla riconversione della centrale a carbone di Civitavecchia, l’Usb frena gli entusiasmi e sottolinea la mancanza di risposte concrete che il territorio chiede da tempo.

«Comprendiamo ovviamente l’ottimismo espresso subito dopo l’incontro dall’onorevole Battilocchio, a cui riconosciamo l’indubbio merito di aver ottenuto non soltanto l’istituzione del Comitato, ma di averlo fatto addirittura con una legge (DL 50/22) esplicitamente finalizzata a promuovere il rilancio delle attività imprenditoriali, la salvaguardia dei livelli occupazionali, il sostegno dei programmi di investimento e lo sviluppo imprenditoriale. Obiettivi sicuramente di grande importanza – hanno spiegato dal sindacato – ciò nonostante, non vediamo quali possano essere ad oggi i motivi di soddisfazione. Il territorio si è presentato all’incontro con un unico documento, una vera rarità per la storia di Civitavecchia, con cui si è intesa rappresentare un’idea di sviluppo coerente, finalizzata alla valorizzazione delle potenzialità esistenti nell’ottica di una tripla sostenibilità, economica, sociale e ambientale. E cioè il massimo che a livello locale si poteva fare e meritoriamente si è fatto, con il supporto costante, e pure questo va riconosciuto, della Vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli. E tuttavia, come tutti sanno, di documenti e di buoni propositi non si campa. Servono i fatti. Per questo in molti attendevano di conoscere quali sarebbero state le parole del Governo e della stessa Enel, primi fra tutti i lavoratori che recentemente sono tornati a scioperare reclamando nuovi investimenti e nuova occupazione».

E qui, secondo Usb, si è fermi allo stesso punto di tre mesi fa.

«Il Governo, infatti, pur presente all’incontro con diversi Ministeri, non risulta abbia fornito alcuna indicazione su come perseguire gli obiettivi sopra ricordati, non avendo del resto avviato neppure quella valutazione circa l’utilizzo degli “strumenti agevolativi” disponibili (area di crisi, contratto di sviluppo, ecc) promessa ormai un mese fa alla Camera dei deputati dal Ministro Urso – hanno aggiunto – Enel, dal canto suo, continua invece a dirsi disponibile al dialogo ma senza sbilanciarsi sul futuro, prendendo tempo e invitando tutti ad attendere – a questo punto in modo un po’ messianico – il nuovo piano industriale della società. Poi si possono fare mille valutazioni, perché ognuno vede le cose come crede, ma piaccia o no questo è lo stato dell’arte, che stride in modo evidente con l’urgenza di una crisi sempre più profonda. Perché gli impianti sono spesso fermi, gli appalti vengono tagliati e le prospettive si fanno decisamente nere. Le istituzioni stanno assicurando a Civitavecchia una innegabile attenzione – hanno concluso – ma sulle risposte necessarie per lavoratori e imprese serve un’accelerazione, uno scatto che auspicabilmente possa prodursi in tempi più ristretti. Magari ben prima dei tre mesi indicati per la prossima convocazione del Comitato».


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