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Un articolo del Riformista affronta il caso Tidei: «È finito da denunciante a sputtanato»

Un articolo del Riformista affronta il caso Tidei: «È finito da denunciante a sputtanato»

«La vita di persone distrutte da audio irrilevanti»

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SANTA MARINELLA – Nella mattinata in cui le forze di centrodestra cittadine, chiamavano a raccolta i suoi fedelissimi, per discutere in un convegno tutte le cose dette nel consiglio comunale fatto a porte chiuse, il quotidiano nazionale “Il Riformista”, pubblicava un articolo in cui si scagliava verso coloro che hanno permesso di rendere pubbliche delle intercettazioni che vedevano come protagoniste persone che nulla avevano a che fare con la vicenda della corruzione.

“Io vorrei sapere come diavolo si fa -scrive nell’articolo a firma di Andrea Ruggieri, che ha come titolo “Il caso del sindaco di Santa Marinella, la magistratura spara con il bazooka alle formiche: la vita di persone distrutte da audio irrilevanti” – a mancare così clamorosamente l’obiettivo dell’azione penale per accertare se vi siano reati e perseguirne gli autori e a centrarne uno del tutto estraneo, direi quasi opposto, all’azione penale stessa, sputtanare una decina di persone estranee a un’inchiesta, senza che oltretutto la comunità ne tragga minimo beneficio in termini di accertamento di fatti consumati, o meni, da alcuni suoi membri. Perché nella vicenda, diventata tristemente di tendenza nell’Italia in cui il voyerismo è diventato norma di legge e metro di giudizio, che si consuma a Santa Marinella, dove il Sindaco Pietro Tidei è finito da denunciante a sputtanato, assieme a due donne con cui avrebbe avuto dei rapporti sessuali, ci sono di sicuro un colpevole e molte vittime. Il colpevole è necessariamente l’ufficio da cui, senza dubbio, sono usciti i video che con l’inchiesta guidata dalla stessa procura c’entravano zero, perché penalmente irrilevanti. Le vittime sono quelle che vengono a vario titolo sputtanate. Perché dopo che il sindaco Tidei, nel 2022, denuncia un tentativo di corruzione che coinvolgerebbe alcune persone che rivestono anche ruoli istituzioni e politici, la Procura inizia le indagini. Dispone quindi, tra gli altri mezzi di ricerca della prova, l’intercettazione ambientale che viene eseguita anche dentro alcuni locali del Comune di Santa Marinella. Tramite l’intercettazione ambientale vengono captati, come sempre, sia elementi utili di indagine, sia fatti totalmente inutili, che riguardano terzi estranei ai fatti. Tra i fatti del tutto inutili, i famosi video. Chiuse le indagini, il pubblico ministero mette a disposizione degli indagati i file di indagine da lui ritenuti pertinenti al processo. Come diamine finiscono invece quei file, né utili né pertinenti, nel fascicolo, anziché dove dovrebbero finire per legge, cioè in uno speciale archivio da cui nemmeno gli avvocati degli indagati potrebbero estrarre copia? Non voglio difendere il Sindaco di Santa Marinella, non lo conosco nemmeno, né una libertà di costume sua e di chi ci si intrattiene, né censurare l’eleganza di chi non pratica astinenza negli uffici in cui lavora, né accusare le persone che egli ha denunciato”.

“Voglio solo dire – conclude il giornalista – che trovo barbaro, ridicolo, e delittuoso che certi particolari penalmente irrilevanti ed estranei a un’inchiesta finiscano sui giornali di tutta Italia, con ciò causando, specie in un piccolo centro come Santa Marinella, una eco disastrosa che investe, rovinandole, vite e reputazioni del sindaco stesso e della sua famiglia, delle signore che frequenta nel video, e dei loro mariti e figli. A contarle, appunto, una decina, messe all’indice per particolari privati che nessuno avrebbe mai dovuto conoscere. Ma questa storia, per cui si spara con il bazooka alle formiche, deve finire per sempre”.

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