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Rapina a Orsolini: un colpo da professionisti

Rapina a Orsolini: un colpo da professionisti

I malviventi hanno studiato ogni dettaglio, forse un sopralluogo prima di agire. Il gruppo armato ha lasciato l’auto in un punto dove non ci sono telecamere si è introdotto nella villa scavalcando la recinzione

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Un colpo da professionisti, studiato in ogni minimo dettaglio. Con tutta probabilità il gruppo armato entrato in azione giovedì sera nella villa di Amedeo Orsolini teneva sotto controllo la famiglia, le abitudini e la casa da tempo. Non è escluso che abbia fatto uno o più sopralluoghi. Prima di introdursi nell’abitazione aveva programmato anche la durata massima del colpo che si sarebbe dovuto concludere entro le 20, prima cioè dell’arrivo della vigilanza privata.

I rapinatori hanno scavalcato recinzione esterna della villa eludendo i sistemi di videosorveglianza. Una delle due telecamere infatti, è fuori uso mentre l’altra che inquadra il cancello non ha ripreso nulla.

Ci sono tanti dettagli che lasciano pochi dubbi sul fatto che ad agire siano stati dei professionisti. Gente armata ma non violenta, come invece è accaduto in altre rapine avvenute in passato nella Tuscia. Le indagini dei carabinieri sono serrate e procedono nel massimo riserbo.

Stando a una ricostruzione più precisa dei fatti, rispetto alle sommarie informazioni del momento, sono stati in quattro i malviventi che hanno fatto irruzione nella villa poco dopo le 19 a Vignanello in località Centignano. In casa c’erano la moglie di Orsolini, il nipote di 4 anni e il genero. Il gruppo era armato di pistole. Ha fatto mettere seduti sul divano i tre, guardati a vista da due rapinatori mentre gli altri due hanno atteso l’arrivo, poco dopo, di Amedeo Orsolini e di sua figlia, giunti intorno alle 19,20. A quel punto hanno chiesto che venissero consegnati loro soldi, gioielli e orologi. La famiglia Orsolini è stata collaborativa e ha consegnato quanto richiesto. Nel frattempo i malviventi hanno rovistato nei cassetti e danneggiato la cassaforte di cui, nella concitazione del momento, l’imprenditore viterbese non ricordava la combinazione. Racimolato il bottino sono quindi fuggiti intimando alla famiglia di non chiamare nessuno prima di una mezz’ora.

Sono quindi fuggiti a bordo di un’auto che avevano lasciato fuori in un punto, come detto, non coperto dal sistema di videosorveglianza.

Forse ad attenderli in auto c’erano altre persone. I rapinatori indossavano tutti i guanti e abiti scuri, due avevano un passamontagna e altri due una bandana con un cappelletto con la visiera.


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