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Tornado 2016, vivo il ricordo a Ladispoli

Tornado 2016, vivo il ricordo a Ladispoli

Il 6 novembre 2016 vennero colpite violentemente la città balneare e le campagne etrusche. «Sembrava uno scenario di guerra»

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LADISPOLI – Sembrava un semplice pomeriggio d’autunno. Il cielo coperto. Le nuvole cariche di pioggia. Nessuno si sarebbe mai potuto immaginare che da lì a pochi istanti la furia del vento avrebbe colpito devastando case, auto. A sette anni di distanza quel 6 novembre 2016 è ancora nitido nella mente dei cittadini di Ladispoli e Cerveteri.
«Pioveva ma non in maniera pesante – racconta il sindaco di allora, Crescenzo Paliotta – e nessuno poteva prevedere quello che stava per accadere. Soltanto guardando verso il mare, all’orizzonte, qualcuno aveva notato due trombe d’aria che avanzavano verso la foce del Vaccina». In pochi istanti il tornado che dal mare si era diretto proprio a Porto Pidocchio e da lì, tagliando quasi diagonalmente la città aveva proseguito il suo cammino verso le campagne etrusche fino a Cesano. Due le vittime. Una proprio a Ladispoli. «I primi obiettivi colpiti furono uno stabilimento balneare e il ponte pedonale – racconta ancora Paliotta – Una grossa trave di legno arrivò come un proiettile all’altezza del portone della chiesa di via Duca degli Abruzzi causando la prima e unica vittima di quella giornata». A via Ancona crollò il muro di un palazzo. Intere attività commerciali e abitazioni furono danneggiate dalla furia del vento. Alberi abbattuti. Auto sepolte. «Si trattò di attimi, ma di una violenza difficilmente immaginabile. Volavano tronchi, tegole, pezzi di cemento come se fosse in atto un bombardamento».

In pochi istanti, centinaia di ladispolani si riversano in strada: per paura, per aiutare. Una macchina dei soccorsi in piena regola formata sì da vigili del fuoco, agenti della municipale, carabinieri, protezione civile; ma anche da semplici cittadini. «La paura era stata enorme: per un tempo che sembrò infinito, Ladispoli si sentì in balìa di forze mai avvertite prima». Parla di un «momento bruttissimo per la nostra città» il sindaco Alessandro Grando, a quei tempi consigliere comunale d’opposizione. «Subito dopo il passaggio del tornado sono andato in strada per vedere con i miei occhi cosa era successo. Sembrava uno scenario di guerra». Ma il primo cittadino ricorda anche un altro aspetto, forse il più significativo: la grande solidarietà. «C’era la voglia di ripartire. Un bel momento di comunità, la voglia di aiutarsi a vicenda per superare quel brutto momento che speriamo di non vivere più».

E se a Ladispoli la forza del tornado era visibile nelle auto danneggiate, nelle abitazioni sventrate, a Cerveteri quella stessa forza era percettibile nella pineta di Ceri: «Gli alberi erano stati tutti abbattuti nella stessa direzione, come se fossero stati buttati giù con grande semplicità», racconta l’ex sindaco etrusco Alessio Pascucci. Lui quel giorno lo ricorda bene. Era in auto in direzione Roma quando appresa la notizia dell’arrivo di una violenta tromba d’aria, decise di tornare indietro. «Sono arrivato lì per primo, pochi istanti dopo il passaggio del tornado», prosegue raccontando di «attimi di grande panico» nella popolazione. E anche Pascucci come Grando punta i riflettori sulla «solidarietà» che da quell’evento scaturì.

Un evento, quello del 2016, che ha lasciato tutti disarmati, inermi, incapaci di poterlo contrastare. A ricordarlo «con un vividezza disarmante» è anche il vicesindaco Federica Battafarano. E anche lei come gli altri rappresentanti delle istituzioni (e cittadini di un territorio colpito) non può che ricordare «la solidarietà di tutte e tutti e il nostro legame come comunità non ha fatto che rafforzarsi». «In queste ore stiamo assistendo ad altre tragedie che hanno colpito il nostro Paese, tragedie che sono conseguenza dei cambiamenti climatici in corso. In Toscana cinque morti, quattro dispersi, strade trasformate in fumi e ospedali allagati. Una intera regione sconvolta da queste calamità naturali. Da qui, l’importanza fondamentale della prevenzione nelle nostre città. Sebbene, purtroppo, davanti alla forza devastante della natura sovente anche i territori più virtuosi soccombono. Un ringraziamento particolare, con l’occasione, voglio rivolgerlo alla Protezione civile, ai Vigili del fuoco e a tutti coloro che si mettono sempre a disposizione per aiutare e soccorrere. E un pensiero commosso lo rivolgo alle vittime di queste ore, alle famiglie coinvolte e ai sindaci delle città più colpite».


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