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«Non si può svendere il patrimonio abitativo Erp per fare cassa»

«Non si può svendere il patrimonio abitativo Erp per fare cassa»

CIVITAVECCHIA – L’Unione inquilini definisce immotivata la soddisfazione espressa recentemente dal Pincio per l’esito del piano di alienazione degli alloggi popolari di proprietà del Comune. Infatti solo 32 assegnatari hanno risposto alla ...

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CIVITAVECCHIA – L’Unione inquilini definisce immotivata la soddisfazione espressa recentemente dal Pincio per l’esito del piano di alienazione degli alloggi popolari di proprietà del Comune. Infatti solo 32 assegnatari hanno risposto alla manifestazione di interesse all’acquisto inviata dal Comune, a fronte di 117 alloggi proposti in vendita. «Prevedono un incasso di 730 mila euro, importo troppo modesto per investimenti significativi sul patrimonio edilizio, oltreché sopravvalutato rispetto ai valori offerti per l’acquisto degli alloggi – hanno spiegato – e soprattutto incerto perché chi ha risposto all’invito del Comune non è vincolato alla sottoscrizione del contratto. Tutto questo mentre l’Amministrazione comunale non è stata capace di utilizzare i consistenti fondi stanziati dalla Regione per l’edilizia sovvenzionata di euro 2.787.586,44 e per interventi a Torre d’Orlando per euro 1.029.560,96 che pertanto sono stati revocati a Civitavecchia e assegnati invece al Comune di Santa Marinella per interventi ERP, con delibera di Giunta regionale n. 268 del 3/5/2022. Sono inaccettabili le finalità antisociali che stanno dietro questo piano: c’è l’intenzione dichiarata di alienare l’intero patrimonio comunale di case popolari – hanno aggiunto dall’Unione Inquilini – per sgravarsi delle spese di gestione e arrivare a tagliare così i costi del sociale per far quadrare i bilanci».

Secondo il sindacato, invece di rispondere alle richieste dei tanti assegnatari che attendono da anni lavori di manutenzione degli alloggi per renderli minimamente vivibili, «l’Amministrazione comunale lascia nel progressivo degrado gli immobili, in gran parte edifici di vecchia costruzione, con l’intenzione di alienare tutto il patrimonio e rinunciare alla funzione sociale di sua competenza – hanno evidenziato – di provvedere cioè ai bisogni primari come il diritto all’abitare della fascia più debole della popolazione, quella che non può pagare affitti e mutui sempre più cari. C’è bisogno di più alloggi a canone sociale, ma intanto si allunga l’elenco della graduatoria ERP, delle 700 famiglie che attendono da anni l’assegnazione di una casa a cui il Comune non dà risposta, mentre si fa sempre più drammatica la crisi sociale, con l’accrescersi della povertà, degli sfratti e della emergenza casa. Scelta politica in perfetta sintonia con quella attuata dal governo Meloni che non solo ignora qualsiasi ipotesi di piano casa che affronti strutturalmente la precarietà abitativa, ma ha azzerato i fondi contributo per affitti e morosità incolpevole gestiti dai Comuni e abolito lo stesso contributo affitto legato al Reddito di cittadinanza, che costituiscono un minimo sostegno sociale per l’abitazione. L’alloggio dignitoso e il diritto all’abitare deve essere garantito a tutte e tutti, lo ricordiamo agli amministratori comunali – hanno concluso dall’Unione Inquilini – che non possono disinteressarsi o rinunciare agli obblighi di una amministrazione responsabile: non si può svendere il patrimonio abitativo Erp per fare cassa, abbandonare un intero settore di competenza per tagliare i costi e far quadrare i bilanci comunali a spese e danno dei più deboli».


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