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«La modalità di cattura era giusta»

«La modalità di cattura era giusta»

Sul possibile “ritorno” del felino nella Savana. «Non sarebbe in grado di sopravvivere»

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LADISPOLI – La cattura di Kimba per riportarlo a casa dai suoi fratelli «sembrava un po’ brutale, ma la modalità adottata a mio pare è stata giusta». Ad analizzare quanto accaduto sabato sera al Cerreto, nei pressi del fosso Sanguinara, è lo zoologo Antonio Pizzuti Piccoli. Per l’esperto sì si sarebbero potuti utilizzare altri metodi quali trappole o gabbie ma «si sarebbe perso tempo» rischiando così che il felino, «si sarebbe potuto allontanare». Al di là del fosso prediletto da Kimba per la sua fuga in città, c’è infatti, la statale Aurelia. Nulla avrebbe potuto impedire all’animale di oltrepassarla e di dirigersi verso le zone rurali del territorio, prolungando così di molto la sua fuga. Per quanto riguarda poi i pericoli che si sarebbero potuti correre, i fari si sono accesi sul comportamento del leone: vagava tranquillo per le vie della città, ma anche se si potrebbe escludere un eventuale attacco all’uomo, dall’altra parte però «in una situazione di stress (nella quale si trovava, ndr) se qualcuno si fosse avvicinato troppo, avrebbe potuto avere uno scatto anche solo per fuggire». Insomma: Kimba con i suoi oltre 200 chili di stazza, solo “urtando” il possibile malcapitato, avrebbe potuto fargli male. Per fortuna però, la macchina dei soccorsi ha funzionato bene e per le vie della città interessate dalle passeggiate clandestine del felino non c’era nessuno se non il personale preposto al controllo e alla cattura. «Va considerato anche che si tratta di un leone cresciuto in cattività, abituato agli uomini. Diverso sarebbe stato se al suo posto si fosse trovato un leone selvatico che sarebbe potuto fuggire più in fretta».

E poi la domanda: potrebbe Kimba essere rimesso in libertà nel suo habitat naturale? «Non sarebbe in grado di sopravvivere. Pensiamo alla competizione con leoni maschi adulti e selvatici – spiega ancora Pizzuti Piccoli – La cosa migliore sarebbe evitare lo stress del trasporto, dello spettacolo. Nella migliore delle ipotesi potrebbe vivere il resto della sua vita in un santuario, in una situazione, comunque, artificiale».

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