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«Carcere di Viterbo: 13 agenti in più e un nuovo padiglione»

«Carcere di Viterbo: 13 agenti in più e un nuovo padiglione»

Il sottosegretario Delmastro delle Vedove: «L’istituto penitenziario sarà intitolato a un caduto in servizio»

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Cambio di nome per Mammagialla, 13 agenti in più e un nuovo padiglione detentivo.

Ad annunciarlo il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove al termine della visita alla casa circondariale viterbese.

Il viceministro, accompagnato dal presidente della commissione Ambiente alla Camera Mauro Rotelli, dal capogruppo regionale di Fratelli d’Italia Daniele Sabatini e dalla consigliera comunale Antonella Sberna, ha incontrato la direttrice del carcere Anna Maria Dello Preite, il prefetto Gennaro Capo, il comandante penitenziaria Daniele Bologna e successivamente i sindacati di polizia penitenziaria per illustrare gli interventi già messi in campo dal governo Meloni e quelli in prospettiva.

Interventi su cui tutte le sigle sindacali presenti «hanno manifestato apprezzamento» ha sottolineato il viceministro.

Per quanto riguarda Viterbo la struttura non sarà più identificata con il nome della località «quello gli è stato dato dai detenuti. Noi vogliamo che sia battezzato con un nome datogli dallo Stato. E vogliamo intitolare l’istituto a un poliziotto della penitenziaria caduto in servizio. Ho già due-tre nomi in mente ma voglio condividerli con le organizzazioni sindacali» ha dichiarato Delmastro.

Poi 13 agenti neoassunti per far fronte alla carenza d’organico, un nuovo padiglione oltre alla dotazione di divise e strumenti per affrontare sommosse e criticità.

Complessivamente, in tema di organico, «abbiamo reperito risorse per l’assunzione di 5500 nuovi agenti di penitenziaria nell’anno solare 2023-2024» afferma il sottosegretario che poi fornisce anche i dati in merito alla dotazione.

10250 scudi antisommossa e altrettanti caschi, 20mila guanti antitaglio – «perché gli agenti hanno spesso dovuto far fronte a mani nude ad attacchi con armi rudimentali» – 20mila tute operative, 54mila divise, 2000 kit antisommossa, 20mila sfollagente.

Delmastro ha tenuto poi a sottolineare: «Il governo Meloni ha fornito i protocolli di pronto intervento operativo che la polizia penitenziaria chiedeva da 70 anni. Inoltre il Corpo è stato introdotto all’interno del Dap per avere una linea di comando precisa e abbiamo conseguito il risultato storico, mai raggiunto nella Repubblica italiana, di un direttore titolare per ogni istituto d’Italia. Ed entro marzo ci sarà anche un comandante titolare di polizia penitenziaria in ogni struttura carceraria. E’ stato istituito il gruppo di pronto intervento operativo che garantirà entro un’ora l’intervento in casi di criticità a supporto degli agenti. Stiamo riportando sicurezza all’interno degli istituti” ha rimarcato.

Sul sovraffollamento, altra problematica comune alle carceri italiane e che riguarda anche Mammagialla, «la nostra risposta è il piano di edilizia carceraria» ha affermato il sottosegretario alla Giustizia.

«Il refrain del passato sul sovraffollamento era lo ‘”svuota carceri”. Noi invece abbiamo pensato a 80 milioni di euro nel Pnrr per realizzare 8 nuovi padiglioni detentivi e sbloccato 166 milioni di interventi fermi da un lasso di tempo che varia da 10 a 20 anni».

In prospettiva anche altri due provvedimenti: una legge che consenta ai detenuti tossicodipendenti di poter accedere alle comunità terapeutiche e un’idea di più ampio respiro.

«Un terzo dei detenuti sono stranieri, annualmente tra i 18 e i 20mila, che costano 137 euro al giorno. All’interno del piano Mattei ci stiamo attivando per lavorare con i Paesi del continente africano affinché l’esecuzione della sentenza penale italiana avvenga nella patria di provenienza».

Rotelli, presidente della commissione Ambiente a Montecitorio, ha tenuto a sottolineare l’aver avuto modo di visitare, insieme al sottosegretario Delmastro e al consigliere regionale Sabatini, il reparto speciale del Gom (Gruppo operativo mobile ndr.), in particolare quello che si occupa della custodia dei detenuti sottoposti al regime del 41-bis: «Un reparto strategico da cui spesso parte la prevenzione ai reati mafiosi e sono un esempio di lotta alla mafia e di antimafia a livello mondiale».


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