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Una tesi di laurea per indagare sulla resistenza nei confronti delle cure e delle profilassi mediche

Una tesi di laurea per indagare sulla resistenza nei confronti delle cure e delle profilassi mediche

Lucrezia Mollica ha realizzato uno studio sull’etnografia clinica nel paese di Tolfa

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TOLFA – “Mi voglio curare?! Resistenze e neutralizzazioni alle profilassi: una etnografia clinica nel paese di Tolfa”. Questo il titolo dell’interessante e apprezzata tesi della giovane neolaureata di Tolfa, Lucrezia Mollica. La tesi è frutto di un grande lavoro ed apre molte prospettive sanitarie. Lucrezia Mollica, 24 anni, lavora come Tecnico Sanitario di Radiologia Medica presso un ospedale della provincia di Roma; ha conseguito la Laurea Magistrale in “Scienze delle Professioni Sanitarie Tecniche Diagnostiche” presso l’Università La Sapienza, discutendo lo scorso 31 ottobre il suo elaborato di tesi magistrale dal titolo: “Mi voglio curare?! Resistenze e neutralizzazioni alle profilassi: una etnografia clinica nel paese di Tolfa”. “L’idea del progetto è nata e maturata nel corso degli anni universitari dove, a causa di numerose affermazioni acritiche in tema di salute e cure mediche riscontrate nei discorsi in generale di paese, sui social, in alcuni programmi televisivi, ho percepito l’esistenza di una sorta di resistenza nei confronti delle cure e delle profilassi mediche – spiega Lucrezia Mollica – ho avuto la curiosità di indagare se specifici fattori potessero veramente influenzare le decisioni della popolazione sull’accesso alle cure e, per fare ciò, mi sono avvalsa dell’aiuto fondamentale del professore Alberto Pesce, Dottore di Ricerca in Servizio Sociale e docente universitario in Antropologia e Sociologia, che ha accolto con entusiasmo questa mia curiosità, guidandomi in questo bellissimo progetto”. Scopo del lavoro di ricerca è stato quello “di far emergere, valutare ed analizzare l’eventuale presenza e le cause dei fenomeni di neutralizzazione e di resistenza alle profilassi e alle cure mediche ed ho voluto specificatamente orientare questo studio nel mio paese natale, ovvero Tolfa, utilizzando un metodo di indagine etnografico. Le resistenze culturali e sociali alle cure mediche rappresentano la tendenza di alcune persone o gruppi all’interno di una società a rifiutare o evitare determinate cure mediche a causa di credenze culturali, convinzioni personali, norme o influenze sociali. Queste resistenze possono manifestarsi in vari modi e possono avere un impatto significativo sulla salute individuale e collettiva. Lo strumento sociale utilizzato in questa ricerca qualitativa è l’intervista di tipo semi-strutturato. Le interviste sono state programmate, previo colloquio telefonico, con ciascun intervistato e hanno avuto una durata media ciascuna di circa un’ora. La traccia dell’intervista è stata organizzata in quattro blocchi, ognuno dei quali centrato su un argomento specifico da approfondire in corso d’opera. Nella prima parte, l’intervistato è stato chiamato a rispondere a semplici domande inerenti alle sue generalità, mentre nella seconda sezione ho analizzato quelli che possono essere i principali fattori che influenzano l’accesso alle cure e determinano resistenze alle profilassi mediche tra gli abitanti di Tolfa. Sulla base di dati estrapolati da un sondaggio condotto dall’Istituto Superiore della Sanità, ho poi testato l’opinione dei tolfetani intervistati rispetto a fake news su temi di accesso a cure pubbliche, vaccini, farmaci, ricerca e programmi di screening, malattie mentali e infettive. Così come rilevato nelle interviste poste al popolo italiano, 16 su 20 intervistati tolfetani sono d’accordo sul fatto che “è vero che non conosci qualcuno in ospedale non ti curi oppure ricevi un trattamento peggiore” e 6 intervistati sono convinti che “spendere di più in cure mediche equivale sempre a curarsi meglio”. A proposito di retaggi culturali ancora radicati, seppure con minore frequenza, nel paese di Tolfa, 6/20 intervistati affermano che, soprattutto in caso di malattia non grave, si affidano ai rimedi fai da te per cercare di risolvere il problema senza ricorrere alle medicine. Altre convinzioni errate riscontrate riguardano il tema delle malattie mentali, infettive o dei vaccini: il 45% degli intervistati ritiene pericoloso fare più vaccini contemporaneamente, mentre il 25% rivela di avere dubbi sul fatto che i vaccini possano contenere sostanze tossiche e pericolose. Nell’ultima sezione dell’intervista ho voluto testare le conoscenze degli intervistati riguardo al tema delle radiazioni ionizzanti e degli esami radiologici, indagando inoltre da quali fonti hanno recepito queste nozioni e se avessero piacere e curiosità nel riceverne di più. Analizzando i risultati dell’intervista si deduce che il frequente ricorso all’imaging radiologico non è accompagnato da un’adeguata conoscenza delle caratteristiche delle varie procedure radiologiche e si evidenzia la necessità di costruire un adeguato sistema di comunicazione tra ambiente sanitario e pazienti che possa fornire informazioni sia sui benefici che sui rischi degli esami radiologici, tale da consentire una scelta consapevole. Dai risultati generali della ricerca si evince che, ad oggi, seppur in maniera meno radicata e diffusa tra il popolo italiano rispetto al passato, e come in questo caso specifico nella comunità di Tolfa, fattori religiosi, culturali, economici, sociali e logistici, mantengono acceso un divario, una dicotomia, tra chi detiene massima fiducia nella medicina e nella scienza e chi rimane ancorato alla medicina popolare, ai “rimedi fai da te”, alle cure spirituali”. I dati ricavati “verranno utilizzati come spunto e come punto di partenza per promuovere nel paese la realizzazione di eventi e seminari accessibili a tutti che tratteranno di argomenti medici a scopo informativo e didattico, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di accedere alle cure mediche tempestivamente e di riporre fiducia nella scienza e nella medicina. Grazie ai progressi scientifici, alla promozione della salute e alle attività di informazione sull’argomento, si potranno contrastare questi fattori che determinano resistenza alle profilassi, al fine di ottenere un equilibrio tra i due pesi alle estremità della bilancia”.

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