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La deputatessa. Marisa Cinciari e Civitavecchia

di ENRICO CIANCARINI CIVITAVECCHIA – “È un fenomeno non raro che ragazze di ricca famiglia si convertano al più fanatico comunismo. Marisa Cinciari Rodano, la rivelazione romana di queste elezioni, proviene anch’essa dalla buona società: ...

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di ENRICO CIANCARINI

CIVITAVECCHIA – “È un fenomeno non raro che ragazze di ricca famiglia si convertano al più fanatico comunismo. Marisa Cinciari Rodano, la rivelazione romana di queste elezioni, proviene anch’essa dalla buona società: suo padre fu a suo tempo rispettato podestà di Civitavecchia e non poche disillusioni ha destato in tutto il parentado l’atteggiamento vivacemente polemico di questa figlia degenere. Marisa Cinciari iniziò la carriera politica cospirando clandestinamente contro il fascismo insieme col fidanzato Franco Rodano. Insieme, i due ragazzi gettarono le basi del movimento cosiddetto dei “cattolici comunisti”, che nell’aprile del 1943 si chiamava ancora col nome tutto intellettualistico di “cooperativismo sinarchico” (sinarchia – dal greco, governare assieme).

L’articolo, apparso su La Stampa del 29 aprile 1948, pochi giorni dopo le prime elezioni politiche repubblicane, è intitolato Deputatesse ed è firmato da Ugo Zatterin, il futuro e noto giornalista Rai, che nelle righe dedicate alla parlamentare di origine civitavecchiese assume atteggiamenti fascisti e maschilisti schierandosi dalla parte della “buona” famiglia, omettendo che il rispettato ex podestà nel 1938 a causa delle leggi razziste contro gli ebrei ripudiò la moglie colpevole di esserlo.

Maria Lisa Cinciari detta Marisa, la “figlia degenere”, nella sua autobiografia Diario Minimo. Del mutare dei tempi. Volume primo. L’età dell’inconsapevolezza, il tempo della speranza 1921-1948. Prefazione di Giorgio Napolitano (2008) scrive: “sono nata il 21 gennaio 1921. Quello stesso giorno a Livorno si dava vita al Partito comunista italiano. A quell’avvenimento i miei genitori debbono aver dedicato scarsa o nessuna attenzione. Dalla nebulosa dei ricordi infantili, riaffiorano su quel periodo soltanto i racconti di mia madre sugli scioperi, frequenti e imprevisti, dei ferrovieri, che a suo dire avevano resi penosi i suoi spostamenti in treno durante la gravidanza”.

Erano gli scioperi che caratterizzarono il biennio rosso. Il padre, Francesco, avrebbe avuto a che fare con i comunisti nella notte del 22 maggio 1921 quando il suo rimorchiatore Labor saltò in aria per mano loro come rappresaglia di quanto era avvenuto il 19 maggio, dove trovarono la morte due operai per mano dei fascisti romani giunti in città e assistiti anche dal Cinciari. Due mesi dopo sorgeva in città il Battaglione civitavecchiese degli Arditi del popolo, che avrebbe dato filo da torcere alla squadre fasciste sempre appoggiate dal futuro sindaco e podestà in camicia nera. Per qualcuno il numero elevato di confinati civitavecchiesi durante il Ventennio trovava origine nella voglia di vendetta del Cinciari, che per alcuni anni fu indiscutibilmente il dominus della città portuale, molto ascoltato a Roma.

Nella sua autobiografia, Marisa Cinciari dedica alcune pagine al legame con Civitavecchia: “La famiglia di mio padre viveva a Civitavecchia. Il nonno Alessandro, un uomo non alto, abbastanza corpulento, con occhi furbi e vispi, era sordo. I maligni dicevano che la sua sordità era a comando: quando trattava il prezzo di una partita di grano, non sentiva nulla finché il prezzo non gli conveniva …

Il nonno doveva aver fatto fortuna commerciando in granaglie e in carbone; ma in casa sentivo parlare soprattutto delle due società. La Ipes, di cui era presidente il Principe di Udine, praticava la pesca sulle coste atlantiche del Marocco con una flottiglia di pescherecci che tornavano con sogliole e ombrine enormi; l’altra, la Sipoc, produceva pesce inscatolato. A queste relazioni di affari con casa Savoia credo fosse dovuta la mia frequentazione della Corte …

A Civitavecchia il nonno abitava a Villa Lisa, una grande costruzione del primo Novecento come se ne edificarono molte nei luoghi di villeggiatura del Novecento …

Noi, d’estate a Civitavecchia, abitavamo in un appartamento all’ultimo piano, in un brutto edificio sulla via Aurelia, all’ingresso della città, subito dopo il cavalcavia. C’era, proprio di fronte, una caserma e ricordo ancora distintamente la sera il suono melanconico della tromba che intimava il silenzio. Lo zio Corrado, invece dopo il matrimonio, era andato a stare in una bellissima villa moderna sul mare a borgo Odescalchi, la zona elegante della città.

Anni dopo anche mio padre si costruì una gran villa su un promontorio scoglioso, non lontano dalla punta del Pecoraro, nominata la Scogliera … era esposta a tutti i venti e il frangere dei flutti durante le libecciate rintronava per tutta la casa …

Da podestà di Civitavecchia aveva restaurato e arredato con mobili antichi – debbo dire con buoni risultati – l’antica Rocca, prospiciente il porto, per farne la sede di rappresentanza del Comune …

A Civitavecchia … a fare i bagni si andava in uno stabilimento al centro della città con rotonda in mezzo all’acqua, chiamato il Pirgo. Nel mare, scoglioso e pieno di ricci ci si poteva tuffare solo dove l’acqua era già alta …

… una proposta di legge da me presentata alla Camera che si prefiggeva lo sviluppo del porto di Civitavecchia, la creazione di un Consorzio di gestione, di una zona franca e di una zona industriale. Mio padre ci teneva immensamente, riteneva che Civitavecchia dovesse essere il porto di Roma, ma all’iniziativa erano molto interessati anche la Compagnia portuale, gli altri operatori economici del porto, il Comune e, ovviamente il PCI. Per mio padre, che concepiva la politica secondo canoni prefascisti, il parlamentare del luogo avrebbe dovuto dedicarsi quasi esclusivamente alla realizzazione di un tale obiettivo; non erano i tempi, né avevo la mentalità adatta. Solo il Consorzio del Porto, e molto tempo dopo, venne istituito”.

Una testimonianza che nella sua lunga attività parlamentare, deputata, senatrice ed eurodeputata, Marisa Cinciari si interessò anche alle sorti di Civitavecchia ma con scarsi risultati, sollecitata in ciò dal padre Francesco. Nella toponomastica civitavecchiese lui è ricordato con un piazzale, forse si potrebbe rimediare all’errore di averlo dedicato ad un fascista della prima ora, ribattezzandolo piazzale Marisa Cinciari, partigiana, parlamentare, fra le fondatrici dell’Unione Donne Italiane UDI.


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