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Il premio Humanitates a Pegah Moshir Pour

Il premio Humanitates a Pegah Moshir Pour

SUTRI – A ricevere il premio internazionale Humanitates, sarà Pegah Moshir Pour, attivista per i diritti umani diventata nota per il suo intervento all’ultimo festival di Sanremo dove sul quel palco ha raccontato la lotta delle donne iraniane. ...

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SUTRI – A ricevere il premio internazionale Humanitates, sarà Pegah Moshir Pour, attivista per i diritti umani diventata nota per il suo intervento all’ultimo festival di Sanremo dove sul quel palco ha raccontato la lotta delle donne iraniane.

Il 17 dicembre a Sutri alle 17, all’interno della sala conferenze palazzo Doebbing, Pegah Moshir Pour riceverà il premio – realizzato come ogni anno dal Maestro Stefano Cianti – dalle mani del presidente di Pizzicarms Giuseppe Carrisi. A intervenire saranno, oltre al sindaco di Sutri Matteo Amori, il tenore della Scala di Milano Ramtin Ghazavi, che si esibirà con alcuni brani, e l’illustratore e fumettista Majid Bita. Significativa anche la presenza di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Sarà infine sempre Pegah Moshir Pour a inaugurare la mostra “Donna, vita, libertà” dedicata alla resistenza delle donne iraniane, che si terrà sempre a palazzo Doebbing . La mostra, intitolata “Zan, Zengedi, Azadi – Donna, vita, libertà”, nata per iniziativa di Pizzicarms Odv, prende le mosse dallo slogan del movimento di protesta (ad ottobre è stato insignito del Premio Sacharov, insieme a Mahsa Amini) che da diversi mesi scuote dalle fondamenta l’Iran, con le donne in prima linea a guidare le manifestazioni di piazza contro la teocrazia degli ayatollah. Manifestazioni iniziate il giorno dopo l’annuncio della morte per mano della polizia della giovane Mahsa Amini, “colpevole” di non indossare correttamente il velo. Un sacrificio reso imperituro dalla scritta apposta sulla sua tomba: “Il tuo nome sarà chiave”. Parole profetiche perché – da quel giorno – nel nome di Mahsa si è innestata una rivoluzione al femminile senza precedenti nella storia della Repubblica islamica e nel mondo. Giovani donne si sono unite spontaneamente in ogni angolo del paese, dando vita a un’ondata di proteste, sfidando l’autorità costituita: alcune hanno bruciato il foulard; altre si sono tagliati i capelli in segno di lutto per Mahsa; altre ancora hanno sfregiato le immagini dei leader clericali o si sono mostrate in pubblico provocatoriamente senza velo. La mostra prevede al suo interno anche opere di diversi artisti iraniani conosciuti in tutto il mondo: Majid Bita, illustratore e fumettista che dal 2014 vive in Italia; Melika Saeeda, illustratrice e muralista iraniano- canadese con base a Toronto; Hanieh Ghashghaei, illustratrice e scrittrice, da dieci anni in Italia; Zeynab Nikche, vignettista e fumettista molto apprezzata, che vive negli Stati Uniti; Syd Fini,regista di film d’animazione e autore di graphic novel, anche lui stabilmente negli Stati Uniti. Roshi Rouzbehani, illustratrice che vive a Londra e che collabora con The Guardian, The New Yorker e Amnesty International e infine Marjan Vefaeian, le cui opere sono state esposte in diversi paesi, tra cui Italia, Giappone, Francia. All’esposizione parteciperanno anche altri sei artisti italiani: Stefano Cianti porterà una sua installazione, mentre Xenia Miranda, Rita Sargenti, Antonella Rossano, Simona Benedetti e Massimo Andreani porteranno opere realizzate ad hoc per celebrare questo connubio di intenti con la lotta delle donne iraniane. Nella mostra ci sarà anche un’opera (un trittico) di Antonio Amato, artista messinese apprezzato a livello nazionale, e una raccolta di 15 scatti fotografici di Ugo Panella, fotoreporter nei teatri di crisi e di guerra di tutto il mondo, testimone oculare della lotta delle donne per i diritti e la libertà.

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