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“The Terminal” e l’eterno migrare dell’uomo

“The Terminal” e l’eterno migrare dell’uomo

Il grande Steven Spielberg e l’assurda storia di Viktor (Tom Hanks). Alla base dell’arco narrativo c’è un sogno che nutre la speranza del protagonista

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CIVITAVECCHIA – Un immaginario fatto di sogni incredibili e timori reconditi è quello che inequivocabilmente si figura nella nostra mente quando sentiamo nominare Steven Spielberg. Il grande regista americano, infatti, con la sua macchina da presa è in grado di muoversi agilmente tra tutti i generi cinematografici, abilità che conferisce un’aura di romantica malinconia a tutti i suoi film. In questo senso, l’esempio più calzante della sua produzione è senza dubbio “The Terminal”, del 2004. Il film ha come protagonista Viktor (Tom Hanks), un cittadino della Krakozhia, immaginaria nazione dell’Europa orientale, che resta bloccato all’aeroporto JFK di New York a causa di un colpo di stato nel suo paese, evento che lo rende di fatto apolide. Spielberg decide allora di mettere in scena tutte le emozioni di Viktor, improvvisamente prigioniero in un “non luogo”, incapace al contempo di tornare in patria e di entrare negli Stati Uniti: l’iniziale senso di smarrimento; la paura di non essere più riconosciuto in nessuna parte del mondo; la necessità di adattarsi a una nuova situazione. Un insieme di sensazioni che evolvono gradualmente in abitudini, voglia di reinventarsi e diventare effettivamente parte di qualcosa; tornare, semplicemente, a essere un cittadino. Alla base di tutto l’arco narrativo di “The Terminal” (nonché della filmografia dello stesso Spielberg) c’è un sogno, motore dell’intero viaggio di Viktor, che non lo abbandona in nessun momento e contribuisce a nutrirne la speranza. La sua storia è quella di milioni di esseri umani, costantemente in migrazione per le necessità più disparate, che hanno un unico bisogno: quello di essere, e sentirsi, riconosciuti in ogni parte del mondo. Ma non solo: quella di Viktor è la storia di Mehran Karimi Nasseri, il rifugiato iraniano che ha effettivamente ispirato Spielberg per il film. L’uomo infatti visse per 18 anni nel terminal 1 dell’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi, in quanto privo di documenti e per questo impossibilitato a uscirne. La storia di Nasseri, venuto a mancare nel 2022, e quella del suo doppio cinematografico Viktor rappresentano l’eterna e infinita epopea degli esseri umani, inevitabilmente erranti; la lunga migrazione attraverso il tempo e lo spazio per quei crocevia che raccontano più di qualsiasi altro luogo l’incredibile ricchezza dell’umanità.

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