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Il Babbo Natale civitavecchiese di venticinque anni fa

CIVITAVECCHIA – Venticinque anni fa, il 23 dicembre 1998, sulla prima pagina del Corriere della Sera è pubblicato un lungo articolo: “Lettera di Natale spedita con un palloncino: arriva il regalo. La favola di un bimbo di Como. Il suo messaggio ...

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CIVITAVECCHIA – Venticinque anni fa, il 23 dicembre 1998, sulla prima pagina del Corriere della Sera è pubblicato un lungo articolo: “Lettera di Natale spedita con un palloncino: arriva il regalo. La favola di un bimbo di Como. Il suo messaggio spinto dai venti fino a Civitavecchia”.

A firmarlo è Paolo Moretti. La storia è una dolcissima fiaba che vede protagonisti un bimbo di tre anni e un carrozziere civitavecchiese di trentuno.

Daniele Ciceri è il figlio del comandante dei vigili urbani di Albavilla, provincia di Como. Aiutato dal fratellino più grande e dai genitori scrive la sua letterina a Babbo Natale: vorrei la vecchia fattoria, l’auto e la moto della Polizia e pure una ruspa.

Per rendere più fiabesca l’attesa dei doni, i genitori accompagnano il bambino ad una manifestazione organizzata l’8 dicembre.

Le letterine dei bimbi sono attaccate a dei palloncini liberati in aria con la promessa degli adulti che arrivino al Polo Nord.

Nella letterina sono sì elencati i regali attesi ma il sogno è di ricevere una cartolina autografata da Babbo Natale in persona.

Vi partecipano un centinaio di bambini. Il fratello più grande di Daniele, Marco, “aveva deciso di legare più palloncini alla lettera, nella speranza che arrivasse più lontano possibile”.

Il padre aggiunge: “Chissà, magari anche in Lapponia … E invece la partenza è stata alquanto fiacca, tanto che pensavamo che il volo finisse a Cantù, a pochi chilometri da qui”.

Invece, i chilometri che i palloncini percorrono sono 550, la distanza da Albavilla a Civitavecchia.

Sono travalicati gli Appennini e grazie alle “correnti ascensionali o perché Babbo Natale ci ha messo lo zampino” la lettera giunge a Civitavecchia.

I due palloncini si impigliano fra i rami di un pino. In quella strada c’è l’officina in cui lavora un giovane meccanico, Antonio Pappalardo.

Non ci fa caso subito ma il giorno successivo si accorge che appesa ai palloncini c’è una letterina, quella di Daniele.

Il nostro Babbo Natale racconta: “L’ho letta, pensando che a inviarla fosse stato un bambino bisognoso, magari orfano, che rischiava di non ricevere nessun regalo nel giorno di Natale. Allora, d’accordo con mia moglie, abbiamo cercato di accontentare questo piccolo Daniele, che naturalmente io non conoscevo, compatibilmente con le nostre condizioni economiche”.

Il 18 dicembre all’ufficio postale di Albavilla arriva un pacco da Civitavecchia: Babbo Natale scrive al piccolo Daniele e gli invia uno dei giocattoli richiesti.

La postina avvisa subito il comandante Federico Ciceri: “all’inizio ho pensato a un’offerta promozionale. Ma non era così”.

E allora, preso l’elenco telefonico di Civitavecchia in mano, inizia a chiamare tutti i Pappalardo di Civitavecchia, finché al terzo tentativo fa centro e può ringraziare Antonio Pappalardo, il Babbo Natale civitavecchiese.

E tutti, piccoli e grandi, trascorsero un felice e gioioso Natale, quello di venticinque anni fa.


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