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«Il nuovo ospedale resti nella sede storica»

«Il nuovo ospedale resti nella sede storica»

ACQUAPENDENTE – «Le prime strutture ospedaliere presenti nel comune di Acquapendente risalgono al 1237. Poi, a partire dalla metà del 1500, tutti gli ospedali si unirono al n.68 dell’attuale via Cesare Battisti inaugurando l’ospedale “San ...

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ACQUAPENDENTE – «Le prime strutture ospedaliere presenti nel comune di Acquapendente risalgono al 1237. Poi, a partire dalla metà del 1500, tutti gli ospedali si unirono al n.68 dell’attuale via Cesare Battisti inaugurando l’ospedale “San Giovanni di Santa Maria della Scala di Acquapendente”, legato con Siena. Dopo 500 anni il nostro ospedale è ancora attivo risultando una struttura sanitaria di riferimento per un bacino di utenza di almeno 30.000 abitanti tra Lazio, bassa Toscana ed Umbria. Per molti anni è stato un efficiente centro ospedaliero ma purtroppo negli ultimi tempi molti servizi sono stati depotenziati. Importante. Il prospetto che abbiamo riportato si riferisce quasi esclusivamente alla carenza di medici. Attualmente il personale infermieristico è in grave contrazione». Lo ricordano i consiglieri Federica Friggi e Domitilla Agostini. «Siamo al corrente della volontà politica di rilanciare la sanità nel Lazio con la realizzazione, entro il 2026, di un nuovo ospedale ad Acquapendente. Questa iniziativa comporterebbe la chiusura dello storico nosocomio e l’apertura della nuova sede fuori dal centro storico. Noi di “Insieme per Cambiare”, appoggiati da un gruppo di cittadini, vorremmo che l’ospedale rimanesse nella sua sede storica, sia per un legame con il nostro passato sia per mantenere in vita il paese. Infatti con l’apertura del nuovo ospedale (che verrebbe edificato in loc. Campo Morino, con prospettive problematiche ambientali) molte attività commerciali, che si sostentano grazie ai pazienti in visita presso la struttura, rischierebbero di chiudere. Questo porterebbe ad uno spopolamento del centro storico già profondamente pregiudicato. Scelte simili sono state operate in realtà non troppo lontane (riportiamo i casi di Nottola ed Orvieto) che ad oggi stanno pagando i disservizi che questa decentralizzazione comporta (in primis la problematica di spostamento per le persone anziane). Per quanto ci riguarda – spiegano – abbiamo vissuto un caso simile quando una struttura cardine della vita Aquesiana è stata spostata fuori dal centro. Nel momento in cui la sede storica del liceo scientifico Leonardo Da Vinci in via Cesare Battisti ha chiuso i battenti, il paese ha perso di vitalità guadagnando in degrado. Infatti ad oggi la vecchia sede si trova in uno stato di totale abbandono. Per questo ci domandiamo se la Regione Lazio abbia un progetto di riqualificazione per quello che è ad oggi il nostro storico ospedale. Al fine di garantire il miglior servizio sanitario per le 30.000 persone che popolano quest’area e con lo scopo di garantire un’ottima qualità di vita per tutti gli Aquesiani, e per l’utenza in genere (grossetano, senese, ternano e teverina), chiederemo un incontro con i referenti politici della regione Lazio. Con loro vorremmo avere un confronto in merito alle seguenti tematiche: mantenere l’attuale sede dell’ospedale di Acquapendente; potenziare i servizi sanitari esistenti, come stabilito nella delibera asl n.898 del 2014; portare a termine i lavori di adeguamento, ampliamento e messa in sicurezza della storica struttura; riattivare il ambulatorio di gastroscopia. Il macchinario è rotto dal mese di settembre e non è possibile fare esami di gastroscopia e colonscopia. Sappiamo che ci sono altri nosocomi che sono in attesa di ricevere nuovi macchinari e pensavamo che temporaneamente potremmo usufruire, in attesa dei nuovi strumenti, delle attrezzature che andranno ad sostituite; disporre di un anestesista H24; rendere di nuovo operativo il servizio di fisioterapia anche per cronici», concludono.

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