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Dalla Tuscia si leva un’unica voce: no al deposito

Dalla Tuscia si leva un’unica voce: no al deposito

Unanimità di Provincia e sindaci contro scorie nucleari. Il 15 gennaio scade la possibilità di costituirsi in giudizio

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Intraprendere tutte le iniziative, anche di ordine legale, ritenute necessarie a sostenere le ragioni di contrarietà all’accettazione del deposito nazionale di scorie nucleari e del parco tecnologico sul territorio provinciale.

E’ una delle azioni contenute nella mozione, approvata all’unanimità dal consiglio provinciale prima e successivamente dall’assemblea dei sindaci, con cui si impegna il presidente della Provincia a rappresentare il fermo no della Tuscia a ospitare l’impianto di stoccaggio dei rifiuti radioattivi.

Il presidente Alessandro Romoli, ribadendo «l’indisponibilità a ospitare un ulteriore, enorme gravame in un territorio che ha già dato», ha contestato a Sogin di non aver tenuto conto delle ragioni oggettive e tecniche che evidenziano come «al di là di enunciazioni di principio, non esistono le caratteristiche idonee per ospitare il deposito».

Diversi amministratori hanno stigmatizzato come sia stata redatta la carta delle aree idonee in base a «un’analisi superficiale vista l’eccessiva concentrazione di impianti vari nella Tuscia» e su vecchie cartografie.

Tra le ragioni oggettive ad esempio il caso della zona di Vasanello, dove insistono due metanodotti – prevista anche la realizzazione di un terzo – per il gas proveniente dall’Algeria che rifornisce tutta Italia. «Come è possibile – rimarca il consigliere Porri – che venga indicata come area idonea?».

La mozione, accolta all’unanimità da consiglio e sindaci, impegna inoltre Romoli a «richiedere, nell’immediato, una audizione presso la Sogin con una cabina di regia in rappresentanza del consiglio provinciale, dei sindaci della provincia, dei tecnici comunali, provinciali e della Regione al fine di rappresentare la reale situazione cartografica, geologica e idrografica del territorio provinciale, le evidenze storico culturali, le aree a colture di pregio, la vincolistica ambientale, le infrastrutture esistenti e di progetto».

Sulla tematica, una vera e propria spada di Damocle su un territorio come il Viterbese già assoggettato a tante, troppe servitù il presidente della Provincia si è già confrontato con Mauro Rotelli e Francesco Battistoni, rispettivamente presidente e vice presidente commissione Ambiente alla Camera, verificando la loro disponibilità a sostegno delle ragioni della Tuscia.

Pur se non direttamente interessato il comune di Viterbo, tramite la sindaca Chiara Frontini, è pronto «a procedere tutti uniti a tutela della Tuscia. Occorre mettere punti fermi su un indirizzo che è chiaro, ponendo sul piatto anche l’impatto cumulativo degli impianti sul territorio. Il deposito sarebbe un ulteriore schiaffo alla provincia di Viterbo».

Le iniziative per scongiurare il rischio che il deposito nazionale venga costruito in terra di Tuscia, dove sono stati individuati 21 siti idonei sui 51 totali in Italia, dovranno essere intraprese in tempi strettissimi.

Soprattutto quelle eventuali di ordine legale. «Il 15 gennaio scade la possibilità di costituirsi in giudizio» ha evidenziato Romoli.


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