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Il santo civitavecchiese: San Vincenzo Strambi

ENRICO CIANCARINI CIVITAVECCHIA – Il 1 gennaio 1824, duecento anni fa, moriva nel palazzo del Quirinale monsignor Vincenzo Strambi, già vescovo di Macerata e Tolentino, frate passionista, nato a Civitavecchia il 1 gennaio 1745. Poche settimane ...

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ENRICO CIANCARINI

CIVITAVECCHIA – Il 1 gennaio 1824, duecento anni fa, moriva nel palazzo del Quirinale monsignor Vincenzo Strambi, già vescovo di Macerata e Tolentino, frate passionista, nato a Civitavecchia il 1 gennaio 1745.

Poche settimane dopo, il rettore del seminario maceratese, Michele Ferruzzi, dava alle stampe “De vita Vincentii M. Strambii episcopi …” con testo in latino e traduzione a fianco in italiano:

“Vincenzo Maria Strambi nacque in Civitavecchia di buon casato. Ebbe a padre Giuseppe Strambi, a madre Eleonora Gori, de’ quali fu unico maschio e frutto. Perché non è a dirsi come tenerissimi dell’amore di questo loro figliuoletto fino da picciolo lo allevassero inspirandogli col loro esempio e bontà di costumi e riverenza di Dio, e quest’ultima assai più. Non uscito ancora di puerizia lo inviarono per causa degli studi al Seminario di Montefiascone, ove le speranze de’ suoi e de’ maestri adempié in modo, che a tutti fu cagione, onde meravigliassero della sua ingegnosa diligenza, a non pochi, onde pronosticassero a quanto di grandezza sarebbe egli per aggiugnere”.

Per la verità il padre Giuseppe non era poi così felice che il figlio diventasse sacerdote e si era opposto a tale vocazione che Vincenzo aveva manifestato all’età di quindici anni. Il 4 novembre 1762 il giovane civitavecchiese entrava nel seminario di Montefiascone.

Due anni dopo, fu inviato a Roma per approfondire la conoscenza della teologia e delle altre scienze sacre. Prima fu alunno dei Padri delle Scuole Pie, poi dei Domenicani di Viterbo.

Nel volume “S. Vincenzo Strambi. Direttore spirituale” del passionista Carlo Scarongella apprendiamo che “la sua solida formazione biblica e teologica è fondata sull’orientamento di S. Tommaso d’Aquino, sui grandi Padri e Dottori della Chiesa specialmente S. Agostino, S. Giovanni Crisostomo, S. Bernardo. In Roma ebbe modo di accostarsi anche agli apologisti ed agli autori francesi. Egli curò con assiduo studio l’aggiornamento culturale specialmente quando fu incaricato della formazione intellettuale e spirituale degli studenti passionisti”.

Il 19 dicembre 1767 era ordinato sacerdote e toccato “in cuore da caldissimo zelo di convertire anime a Dio, bene avventurato riputava ogni sofferimento di fatiche, che fosse tornato in vantaggio spirituale di quanti più poteva”.

Erano gli anni “in cui il Venerabile Paolo dalla Passione di Cristo studiava tutti modi, per cui venisse a stabilire fermamente quella sua congregazione d’uomini dedicati per voto al giovamento dell’anime”. Il giovane Strambi fu affascinato dalla figura di Paolo della Croce, e chiese di entrare nella sua congregazione anche se il padre era decisamente contrario a questo ulteriore passo.

Era il 24 settembre 1769 quando Vincenzo emise i voti religiosi tra i Passionisti. Nella giovane congregazione “si dedicò con slancio e grande successo alla predicazione delle missioni popolari e degli esercizi spirituali. Ne divenne un maestro e fu assai ricercato dai vescovi” (Scarongella).

Nella prima biografia, Ferruzzi annotava che Vincenzo Strambi “fu assistente al suo Padre Paolo sino all’ultimo spirito, ne scrisse e mise fuori la vita, poi nella causa introdottasi per la beatificazione di lui tenne le parti di postulante”.

Il papa Pio VII “vecchio conoscitore delle virtù di Vincenzo” lo volle nominare vescovo di Macerata e Tolentino. Era il 26 luglio 1801 ed erano i tempi in cui la Chiesa si trovava a contrastare un pericoloso avversario: Napoleone Bonaparte. Per sei anni il vescovo Strambi, per essere rimasto fedele al pontefice, fu strappato alla sua diocesi ed inviato in esilio prima a Novara e poi a Milano: “tutto sofferì in pace, né dimenticò per lontananza la cura del suo popolo”. Il 14 maggio 1814 rientrava nella sua Macerata festeggiato dai suoi abitanti.

Per altri nove anni guidò la diocesi marchigiana, gli fu affidata anche la carica di amministratore apostolico della Santa Casa di Loreto a cui presto rinunciò. L’11 novembre 1823 si dimise da vescovo e pochi giorni dopo, per volontà di Leone XII, eletto papa il 28 settembre, fu chiamato a Roma per assumere il ruolo di consigliere e confessore privato del pontefice.

Nelle pagine della prima biografia leggiamo: “Non passarono molti giorni dacché era colà, che una notte il Papa fu assalito da tanto impeto di male, che tutti fece temere no allora ei venisse a mancare, e il recente comune giubilo della sua creazione si volgesse tanto prestamente nel cordoglio della sua morte”. Al giaciglio papale accorse Vincenzo Strambi che, “corse allora una voce”, pregò Dio di salvare la vita del pontefice in cambio della sua. Leone XII “migliorò in salute” e il 28 dicembre 1843 Vincenzo “nell’atto di assidersi a mensa fu preso da gagliardissimo parossismo, per cui da lì a un’ora perdé sensi e favella”. Il 1 gennaio 1824 moriva e i suoi funerali si svolsero nella chiesa passionista di San Giovanni e Paolo “ove stette sopra terra incorrotto e flessibile sino al giorno ottavo dalla morte, ed ivi medesimo gli fu data sepoltura presso i suoi confratelli”. Nel 1957 le sue spoglie furono trasferite a Macerata.

Nel 1843 fu introdotta la causa di canonizzazione; il 26 aprile 1925 fu beatificato da Pio XI e l’11 giugno Pio XII lo proclamò santo. Al rito era presente la signora Assunta D’Agostino, la donna che era stata miracolata per intercessione del beato Strambi e che avvalorò la canonizzazione..

Nell’omelia, il pontefice affermò che Vincenzo Strambi “fu pastore solerte ed ammirevole, dedicandosi non soltanto al bene del suo popolo, ad illuminare gli erranti ed a formare un clero esemplare, ma anche e soprattutto a difendere i diritti e la libertà della Chiesa, minacciata da gravi inframmettenze e persecuzioni” (Corriere d’Informazione del 12 giugno 1950).

Un Santo civitavecchiese.


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