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Omicidio Bramucci, con i soldi del delitto i killer volevano comprare casa

Omicidio Bramucci, con i soldi del delitto i killer volevano comprare casa

Il compenso pattuito ammonterebbe a 30mila euro. La posizione di un settimo indagato pende in Cassazione

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Con i soldi dell’omicidio di Salvatore Bramucci, i killer sarebbero stati pronti a comprarsi una casa di lusso. Il dettaglio è emerso nel corso della conferenza stampa di venerdì.

«Dopo la spartizione del malloppo – ha rivelato il comandante provinciale dei carabinieri, Massimo Friano – hanno preso contatti con agenti immobiliari per comprare un’abitazione di un certo peso economico, a fronte di proventi familiari assolutamente inconsistenti».

A occuparsi della distribuzione del compenso ai sicari, secondo gli investigatori, sarebbe stato Constantin Dan Pomirleanu, il compagno di Sabrina Bacchio, sorella di Elisabetta, vedova di Bramucci considerata l’ideatrice del delitto. Il rumeno da giovedì è in carcere. Con lui è finito ai domiciliari con il braccialetto elettronico Alessio Pizzuti, vicino agli altri due arrestati, Tonino Bacci e Lucio La Pietra, ritenuti tra coloro che hanno premuto il grilletto. Secondo gli inquirenti ha “partecipato fattivamente alla fase preparatoria. Sino a poche ore prima del fatto di sangue venendo, di fatto, pienamente coinvolto nell’omicidio”.

Stando alle carte dell’inchiesta il compenso pattuito per il delitto sarebbe stato di almeno 30mila euro a testa.

“La visita costicchia – scrive Sabrina Bacchio in un messaggio whatsapp alla sorella Elisabetta – Il professore che ti vorrebbe operare vuole 30”. Per gli inquirenti “il professore” è Bacci e “30” sta per 30mila euro, la somma chiesta per eseguire il delitto.

Con i due arresti di giovedì, per la Procura di Viterbo si sono chiuse le indagini.

Al momento i filoni dell’inchiesta sono due: quello che vede a processo davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo Elisabetta e Sabrina Bacchio e i due presunti sicari Bacci e La Pietra e quello con Pomirleanu e Pizzuti, che potrebbe sfociare in un nuovo procedimento.

La posizione di un settimo indagato, invece, pende ancora in Cassazione.


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