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Plastica e immondizia di ogni tipo: ecco come i pescatori “puliscono” il mare

Plastica e immondizia di ogni tipo: ecco come i pescatori “puliscono” il mare

CLARISSA MONTAGNA FIUMICINO - Popolo di pescatori, città marinara, culla delle tradizioni e del buon cibo… Fiumicino si sa, è da sempre associata alla pesca: una città che ne ha fatto il perno dell’economia locale, con pescato conosciuto a ...

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CLARISSA MONTAGNA
FIUMICINO – Popolo di pescatori, città marinara, culla delle tradizioni e del buon cibo… Fiumicino si sa, è da sempre associata alla pesca: una città che ne ha fatto il perno dell’economia locale, con pescato conosciuto a livello nazionale ed esportato anche all’estero. D’altronde, basta fare una passeggiata nel cuore della città per vedere dove affondano le nostre radici: i pescherecci e tutte le imbarcazioni ormeggiate al porto canale offrono, soprattutto ai turisti, un panorama che non ha eguali e che rappresenta appieno la nostra identità.

Quello della pesca, però, è un settore che negli ultimi anni deve fare i conti con non poche criticità: complici i cambiamenti climatici e lo scombussolamento degli ecosistemi; le restrizioni per preservare le specie marine e darle il giusto modo di riprodursi. Eppure, troppo spesso il pescatore viene visto come “distruttore” del mare. Ma, la pesca può diventare una preziosa risorsa per proteggere il mare. Sono molte le imbarcazioni che recuperano al largo l’immondizia che avvelena i nostri mari: rifiuti che giacciono sui fondali, plastiche che uccidono i nostri pesci…

Questo quotidiano “lavoro” complementare, però, spesso sfugge a molti: durante la pesca sono moltissimi i rifiuti che finiscono nelle reti o nei rastrelli e che vengono, quindi raccolti dai pescatori. Parliamo di immondizia di ogni genere, ma soprattutto di bottiglie, buste e plastica varia. La plastica in mare è, infatti, la più grave minaccia per l’ecosistema marino. Non parliamo, però, solo di rifiuti galleggianti: non vanno dimenticati anche quelli che restano in profondità e giacciono sui nostri fondali. Nel loro piccolo, raccogliendo rifiuti di ogni genere, quello che fanno i pescatori non è una goccia in mezzo al mare, ma una speranza per il mare, rendendolo più pulito e meno inquinato.

Ne è un esempio il progetto “Fishing for litter”, svolto negli anni scorsi anche a Fiumicino: si tratta di un’iniziativa ambientale volta a raccogliere i rifiuti che restano intrappolati nelle reti, trasformandoli poi in materiale riutilizzabile grazie ad un circolo virtuoso di ecosostenibilità. E i pescatori in questo progetto hanno un ruolo fondamentale: pescano i rifiuti in mare e li portano poi a riva dove vengono riciclati donandogli nuova vita.

La pulizia del mare a Fiumicino è sempre stata al centro di alcune importanti iniziative come questa, dove numerosi sono i pescherecci, le vongolare e le imbarcazioni anche più piccole che vi hanno preso parte nel corso del tempo. Ma sono molti i pescatori che continuano a raccogliere i rifiuti pescati anche all’infuori di questi progetti, in nome del rispetto dell’ambiente.

«Quando facciamo le calate durante la pesca spesso riportiamo in superfice rifiuti di ogni genere – racconta a ilfaroonline.it un pescatore locale -. Sono veramente poche le volte in cui tiriamo su solamente il pescato e non troviamo un minimo di plastica o di rifiuti, o qualcosa diverso dall’ambiente marino. Pensate che troviamo anche cose dove si genera vita marina: un rifiuto ricoperto inizialmente da alghe e poi da vari organismi. Questo ci fa capire da quanto tempo quella plastica sia in mare, senza decomporsi» Molto pericolosi sono gli anellini in plastica dei tappi delle bottiglie: finendoci dentro un pesce può morire o può essere condizionata la sua crescita. E’ molto triste trovare nello stomaco di una spigola o di una marmora elastici o altre piccole plastiche, scambiate per cibo… Oggi molte aziende stanno producendo i ‘tethered cap’, i tappi che, una volta svitati, restano agganciati alla bottiglia. E questa è una buona strada da seguire. Per quanto riguarda le microplastiche, quelle sono la minaccia più grande che incombe sui nostri mari: sono nell’ecosistema marino, sono nel pesce che noi mangiamo, perché sono nel cibo che mangia il pesce. Un tipo di inquinamento molto difficile da contenere, ma che deve essere in qualche modo ridotto». Quello della raccolta dei rifiuti in mare è un gesto che ai pescatori costa poco o nulla, ma la cosa preoccupante è che questi materiali potrebbero causare anche danni alle imbarcazioni stesse: “Ovviamente – spiega il pescatore – ogni tipo di pesca è a sé. Ma, ad esempio, la pesca con la turbo soffiante può essere messa a rischio da questi rifiuti che potrebbero creare i disagi. Se ci sono delle grandi buste di plastica possono venire risucchiate dalle pompe, otturando tutto e causando danni sia al motore che agli attrezzi da pesca. E questo si traduce in perdita di giornate di lavoro, in questo periodo del primo maltempo invernale, preziose più che mai. Se, invece, nell’elica finiscono delle cime perse dalle navi, si rischiano danni ancora più gravi”.

Ma i pescatori non “pescano” solo plastica e rifiuti perché spesso “abboccano” le cose più strane: “Portiamo in superficie molte cose curiose, tutti oggetti usurati che sono in mare da tanto tempo. Ricorrenti sono le schede telefoniche, alcune ancora in lire e datate 20 anni fa. Altri sono oggetti persi dalla gente in estate, come occhiali da sole, oppure orologi, rovinati e di poco valore economico. Restano comunque cose curiose da vedere in mezzo a vongole, cannolicchi o altro pescato”.


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