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Deputati civitavecchiesi: Annibale Lesen

CIVITAVECCHIA – Nell’Italia umbertina di fine Ottocento, Telesforo Sarti fu l’antesignano degli odierni cronisti parlamentari, con i suoi libri che raccoglievano i brevi ritratti dei deputati e dei senatori raccontò la politica dell’epoca. ...

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CIVITAVECCHIA – Nell’Italia umbertina di fine Ottocento, Telesforo Sarti fu l’antesignano degli odierni cronisti parlamentari, con i suoi libri che raccoglievano i brevi ritratti dei deputati e dei senatori raccontò la politica dell’epoca. Nel 1890 pubblicò a Terni “Il Parlamento subalpino e nazionale. Profili e cenni biografici di tutti i deputati e senatori eletti e creati dal 1848 al 1890”. Fra di essi andremo a leggere i ritratti dei 4 rappresentanti di Civitavecchia nel Parlamento nazionale dal 1870 al 1890.

Civitavecchia divenne italiana il 16 settembre 1870; il successivo 2 ottobre 2.250 civitavecchiesi vennero convocati alle urne per votare si o no al referendum per l’unione della provincia romana al Regno d’Italia. Si recarono alle urne in 2.102, si ebbero solo 5 voti contrari e 8 nulli. Civitavecchia era ufficialmente italiana.

Il 15 ottobre re Vittorio Emanuele II firmava il regio decreto che suddivideva la provincia di fresca annessione in quattordici collegi elettorali. Civitavecchia e il suo mandamento dava forma al collegio elettorale numero 501 in cui erano compresi ventisei comuni, divisi in sei sezioni elettorali (Civitavecchia, Corneto, Sutri, Bracciano, Ronciglione e Campagnano) con una popolazione complessiva di 49.301 abitanti.

Le prime elezioni politiche si svolsero il 20 novembre: fu eletto deputato il generale Filippo Cerruti, che per un mese aveva esercitato il comando in città Suoi principali avversari furono due avvocati espressione del territorio: Pietro Venturi ed Annibale Lesen. Al primo turno nessuno raggiunse il quorum. Una settimana dopo furono Cerruti e Venturi a confrontarsi, con la vittoria del primo. Risultando il Cerruti eletto in tre collegi, egli optò per il collegio di Roma II.

Pertanto gli scarsi elettori civitavecchiesi e del suo mandamento, gli iscritti dell’intero collegio erano leggermente superiori a millecento, dovettero di nuovo recarsi nelle sezioni elettorali il 15 gennaio 1871: a contendersi il seggio questa volta erano il Lesen contro il Venturi. Civitavecchia e Corneto Tarquinia votarono per il primo, Ronciglione e Campagnano per il secondo. Erano candidati anche Remigio Cionci, Augusto Baccelli e Pietro De Angelis.

Anche questa volta si dovette ricorrere al ballottaggio fra i due candidati più votati: 172 voti per Lesen, 147 per Venturi. Al secondo turno, onorato il 22 gennaio, i voti per Annibale Lesen furono 256, quattordici in più dell’avvocato di Campagnano.

Così Annibale Lesen divenne il primo deputato di Civitavecchia. Il Sarti scrive che il Lesen era nato a Roma “verso il 1835, e fu giureconsulto esimio. Di sentimenti patriottici … Seduto al centro (del Parlamento, NdA), il Lesen partecipò con molta attività ai lavori dell’Assemblea e diè prova delle egregie qualità ond’era fornito a dovizia … Il Lesen esercitò in Roma alcune mansioni onorifiche anche in linea diplomatica: nell’autunno 1879 fu uno degli avvocati in difesa dei celebri Lazzarettisti di Arcidosso. Altamente compianto, cessò di vivere circa quattro anni fa. Aveva voce insinuante e simpatica, figura e portamento nobile, cortesia squisita di maniere, facondia ed eleganza nel dire, profondità e sottigliezza di mente”.

Interessante ricordare e leggere le due sue pubblicazioni legate alle campagne elettorali a cui partecipò: “Il nostro avvenire ed i quattordici deputati per le Provincie romane” del 1870 e il “Discorso pronunciato dall’onorevole Lesen nell’adunanza elettorale tenuta in Ronciglione. Collegio di Civitavecchia” del 1876, opuscolo custodito nella biblioteca di Quintino Sella, famoso ministro delle Finanze dell’epoca, a testimonianza del rapporto di amicizia fra i due politici.

La sua firma è apposta, come presidente del sodalizio, sullo Statuto della Società democratica, industriale, commerciale e di mutuo soccorso fra gli operai in Civitavecchia (1870) a riprova del suo interessamento, paternalistico, alle classi operaie della città ex pontificia.

La Città lo ricorda con una via a lui intestata.


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