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18 gennaio 1897: lo sciopero dei facchini al porto di Civitavecchia

ENRICO CIANCARINI CIVITAVECCHIA – È un anniversario che non si celebra il 18 gennaio 1897 il primo giorno di sciopero dei facchini del porto che durò fino al successivo 6 febbraio quando i lavoratori strapparono agli imprenditori portuali ...

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ENRICO CIANCARINI

CIVITAVECCHIA – È un anniversario che non si celebra il 18 gennaio 1897 il primo giorno di sciopero dei facchini del porto che durò fino al successivo 6 febbraio quando i lavoratori strapparono agli imprenditori portuali l’accordo sulle nuove tariffe e migliori condizioni lavorative.

Un avvenimento che invece ha trovata vasta eco nelle ricerche storiche tanto che allo sciopero sono stati dedicati in questi anni interessanti e documentati volumi.

Il primo di essi uscì esattamente sessant’anni fa. S’intitolava La Compagnia portuale di Civitavecchia e l’autore era il ragioniere Remo Mazzei dipendente della stessa compagnia. Nella sua prefazione, il Mazzei scriveva che “lo scopo di questo lavoro è assai modesto: far conoscere ai portuali di Civitavecchia le origini della Compagnia, i sacrifici, le lotte che i vecchi lavoratori intrapresero per il benessere dei loro figli e della città”.

Vent’anni dopo furono Fabrizio Barbaranelli e Claudio Galiani a pubblicare 1897 Cronaca di uno sciopero. La nascita della Compagnia portuale di Civitavecchia. La stessa opera fu poi ristampata nel 1997 per celebrare il primo centenario della Compagnia.

Ivano Poggi, l’allora presidente della Compagnia, presentandolo, affermava che i portuali fino allora possedevano “soltanto una tradizione orale, che si tramandava negli anni, fondata sui ricordi dei più anziani e quindi necessariamente approssimativa e spesso confusa … Il libro che presentiamo rappresenta così anche un contributo notevole alla riscoperta della città in un periodo di grande interesse quale è quello della fine del secolo scorso, nel solco di una ricerca che deve essere continuata perché una città che non ha memoria di sé, dei suoi eventi più significativi, rischia davvero di smarrire la sua identità culturale e sociale”.

Due anni dopo, era il 1985, Giuseppe Sircana, responsabile dell’Archivio storico della CGIL, curava Il porto e le lotte. Movimento operaio e organizzazione sindacale a Civitavecchia dalle origini agli anni cinquanta dove Fabio Fabbri, storico del movimento operaio in Italia, firmava il saggio Origini e sviluppo del movimento operaio a Civitavecchia in cui lo sciopero del 1897 era al centro della sua ricerca, prodromo del recente volume.

Francesco e Silvio Serangeli firmavano nel 2006 il volume Fronte del porto. Le lotte dei portuali di Civitavecchia alla fine dell’Ottocento. Ne curavo la prefazione in cui mi permettevo di sottolineare che “per lungo tempo lo studio del passato cittadino si è come cristallizzato, lasciando irrisolte le principali questioni storiografiche, sospese da anni. Affrontare con serietà e metodo la storia e la memoria della nostra città può turbare vecchi e consolidati equilibri. L’abusato alibi delle bombe annientatrici dell’identità civitavecchiese sta lentamente sgretolandosi, anche grazie al coraggioso lavoro di ricerca storiografica di Francesco e Silvio Serangeli”.

A fronte di quelle parole non possiamo che essere appagati dalla nuova pubblicazione dedicata allo sciopero del 1897 intitolata Venti giorni al porto (18 gennaio – 6 febbraio 1897) Le origini della Compagnia portuale di Civitavecchia di cui è autore il professore Fabio Fabbri già docente di Storia contemporanea presso l’Università Roma Tre. Da sottolineare che il libro esce grazie ai prestigiosi editori Laterza di Bari – Roma.

La lunga ricerca negli archivi romani, la lettura dei giornali dell’epoca, l’ampia bibliografia utilizzata e riportata alla fine del volume, danno alla ricerca di Fabio Fabbri una freschezza e profondità che permettono ai lettori di oggi di essere lì il 18 gennaio 1897, partecipi sui moli dello scalo cittadino mentre i facchini incrociano le braccia spossati da una fatica che è miseramente ricompensata dai loro datori di lavoro. Scendiamo in piazza a fianco delle loro ardimentose donne che lottano con loro ma soprattutto convincono gli uomini a resistere anche se le autorità levassero l’acqua, oltre al pane già razionato. È tutta la Comunità civitavecchiese che si schiera con i facchini, consapevole che la loro è la lotta di tutta la Città che aspira allo sviluppo economico e al benessere diffuso fra il proletariato urbano orfano dell’assistenzialismo pontificio e privo delle risorse vitali.

È rilevante che Fabbri, studioso affermato del movimento operaio italiano, si sia occupato dello sciopero del 1897 a riprova che quell’evento ha una particolare e fondamentale importanza per la storia generale del movimento operaio in Italia. Singolare che tale data non sia ricordata ogni anno in città dato che la Compagnia portuale preferisce ricordare il 20 maggio 1911 giorno d’inaugurazione della sede sociale in piazza Regina Margherita. Anche il 29 marzo 1897 giorno in cui fu effettivamente fondata la Società Anonima Cooperativa fra i Facchini del Porto di Civitavecchia con rogito del notaio Pietro Spaccari non è celebrato.

Grazie per ciò al professore (ed amico) Fabio Fabbri che con il suo prezioso e piacevole volume ci ha nuovamente ricordato quei diciannove interminabili giorni di lotta, di sofferenze e sacrifici, in cui coraggiosi uomini e coraggiose donne, spinti dalla secolare miseria, riuscirono a sconfiggere i loro padroni e a vincere ottenendo un futuro migliore per loro e per i loro figli.

Mi auguro che la Compagnia portuale lo distribuisca nelle scuole cittadine affinchè i giovani conoscano la storia di questa città.


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