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Deposito scorie, il ricorso formalizzato la prossima settimana

Deposito scorie, il ricorso formalizzato la prossima settimana

Ieri il consiglio straordinario in Comune, il prossimo sarà con i comitati, Sabatini (FdI) denuncia: «Dialoghi tra uomini d’affari e alcuni Comuni interessati»

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La battaglia della Tuscia, contro il rischio di ospitare il deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi, promette di arricchirsi di nuove “puntate”. Senza perdere di vista la deadline dell’11 febbraio, data entro cui deve essere presentato il ricorso che sarà formalizzato dalla Provincia la prossima settimana.

Ieri, al termine del consiglio straordinario convocato dal comune di Viterbo, la sindaca Chiara Frontini ha infatti annunciato una prossima assise ad hoc per affrontare la spinosa questione con i comitati e le associazioni che sono stati il primo baluardo della lotta al deposito.

La seduta di ieri a Palazzo dei Priori ha visto protagoniste le istituzioni: dalla Provincia, rappresentata dal presidente Alessandro Romoli, alla Regione con il vicepresidente di minoranza del consiglio della Pisana Enrico Panunzi, ai sindaci e assessori dei Comuni che insistono nelle aree individuate come idonee per la realizzazione dell’impianto di stoccaggio delle scorie nucleari.

Presenti i primi cittadini di Tuscania, Canino, Tarquinia, Gallese, Ischia, Corchiano, Tessennano e Vignanello. Daniele Sabatini, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Pisana assente per impegni istituzionali, ha fatto pervenire all’assemblea una nota in cui si ribadisce la posizione della Regione. «Su questo tema – riporta la nota – è già stato sufficientemente chiaro il presidente Rocca che ha espresso in maniera netta e decisa l’indisponibilità della nostra regione e in particolare della nostra provincia a ulteriori servitù».

Sabatini poi nella missiva scrive di aver avuto notizia «della presenza di professionisti e uomini d’affari legati a questo settore che stanno avviando dialoghi con amministratori di alcuni dei Comuni interessati» e conclude auspicando «che nulla possa essere elemento di convincimento e che i nostri amministratori mantengano una posizione forte a tutela del nostro territorio».

Pur non essendo Viterbo direttamente interessato, per la sindaca Frontini «la città deve fare la sua parte» e il Comune infatti ha aderito al ricorso promosso dalla Provincia.

Panunzi, nel suo intervento, ha ripercorso le tappe della vicenda a partire dalla pubblicazione della Cnapi il 5 gennaio 2021, in elaborazione sin dal 2014, dopo il lavoro svolto da Sogin fin dal 2016 rimasto secretato per 5 anni.

«Il 40% dei 51 siti italiani idonei sono nella Tuscia, è la zona maggiormente colpita» ha rimarcato, esortando a «mettere insieme le forze e a marciare in maniera coordinata».

«Bene ha fatto la Provincia. Occorre puntare sui ricorsi giurisdizionali, evidenziando gli aspetti tecnici e politici che possano portare a rivedere i criteri utilizzati per individuare le aree idonee, e creare un coordinamento tecnico, istituzionale e anche scientifico» ha affermato il vicepresidente del consiglio regionale.

Anche il presidente di Palazzo Gentili, oltre a rammentare che già nel 2021 la Provincia aveva presentato insieme ai Comuni delle osservazioni «neanche prese in considerazione da Sogin», ha segnalato il caso eclatante di Vasanello dove nell’area ritenuta idonea da Sogin insiste un metanodotto che serve l’Italia centrale.

Per quanto riguarda la strategia difensiva: «Ho suggerito ai Comuni interessati di presentare ricorsi individuali e alle altre amministrazioni di aderire a quello della Provincia».

Suggerimento su cui hanno concordato tutti i primi cittadini presenti: sì al ricorso autonomo oltre all’adesione a quello dell’ente di via Saffi. Con Ermanno Nicolai, primo cittadino di Tessennano, che ha posto l’accento anche sulla difficoltà di redigere un ricorso perché «ci troviamo in una situazione in cui non sappiamo neanche i criteri adottati da Sogin per l’idoneità delle aree».

La parola è quindi passata ai consiglieri, con Luisa Ciambella di Per il Bene Comune e Laura Allegrini, capogruppo Fratelli d’Italia che hanno stigmatizzato in particolare l’utilizzo da parte di Sogin di cartografie datate «che non corrispondono più alla realtà del territorio», dove negli ultimi anni sono stati installati numerosi impianti di rinnovabili. Chiesto poi ai rappresentanti viterbesi in Regione e in Parlamento di intervenire sul governo. «Questo governo – ha riconosciuto Ciambella – ci ha messo una pezza con la decisione di aprire alle autocandidature. E ora il ministero ha riaperto i termini per sanare la situazione di Trino Vercellese».

Il paese del Piemonte è stato l’unico Comune a candidarsi per ospitare il deposito nazionale e l’annesso parco tecnologico, deve però superare la valutazione di idoneità essendo stato escluso fin dalla prima ora dall’elenco dei siti presi in considerazione da Sogin.

Tra i consiglieri intervenuti anche il capogruppo del Patto civico, Giancarlo Martinengo, che ha annunciato la predisposizione da parte della maggioranza «che spero sia condivisa dall’opposizione» di una mozione per dare mandato alla sindaca ad attuare tutte le iniziative idonee a tutelare il territorio.


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