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«L’indifferenza è peggio della violenza»

«L’indifferenza è peggio della violenza»

Lello Dell’Ariccia, testimone della Shoah, ieri ospite al teatro Unione dell’iniziativa con gli studenti

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“Dalla semplice applicazione burocratica delle leggi razziali all’emarginazione prima ed al genocidio poi il passo non fu lungo”. Al teatro dell’Unione, ieri mattina, è stato celebrato il primo evento legato al Giorno della Memoria. Il Comune di Viterbo e la Prefettura, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Viterbo, la Provincia ed Atcl, hanno organizzato una mattinata commemorativa con la testimonianza di Lello Dell’Ariccia, testimone e presidente di Progetto Memoria, che ebbe deportati ed uccisi tre dei suoi familiari più stretti. Insieme a lui erano presenti il vicesindaco di Viterbo Alfonso Antoniozzi; il prefetto Gennaro Capo; il direttore dell’Archivio di Stato di Viterbo Angelo Allegrini e la professoressa dell’Unitus Elisa Guida, storica. In sala il questore di Viterbo Fausto Vinci, il comandante della Guardia di Finanza Col. Carlo Pasquali, il presidente di Fondazione Carivit Luigi Pasqualetti e le massime cariche militari locali.

«Questa mattiata è dedicata a voi ragazzi – ha detto all’inizio del suo lungo intervento Lello Dell’Ariccia – Sono nato nel 1937 a Roma in una famiglia ebraica. Pur bambino sono testimone di ciò che successe. Quando è stata istituito il Giorno della Memoria abbiamo costituito l’associazione Punto Progetto Memoria per andare nelle scuole, nelle associazioni culturali, nelle parrocchie e nelle carceri per raccontare quello che è successo affinché i lutti e le tragedie personali possano diventare una memoria collettiva soprattutto per i giovani. L’obiettivo è che tutto ciò non accada mai più non solo agli ebrei ma a nessuno». Dell’Ariccia ha lasciato tutti in silenzio per oltre mezz’ora. Il teatro dell’Unione pieno di studenti ha ascoltato la storia di un sopravvissuto ai campi di sterminio a Roma che punta su di loro per evitare il ripetersi di certe tragedie. La partecipazione diretta dei ragazzi c’è stata con il liceo Buratti che, con alcuni suoi studenti, alla fine dell’evento ha letto delle riflessioni di Liliana Segre. In particolare il concetto di indifferenza “che è più colpevole della violenza stessa”. Concetto che era stato introdotto anche dal vicesindaco Antoniozzi che ha ricordato Dante e «gli ignavi, che furono posti tra i beati ed i dannati ma che, in fondo, non erano niente». Tutti hanno posto l’attenzione sull’indifferenza che «ha riguardato la stragrande maggioranza degli italiani nella burocratica applicazione delle leggi razziali – ha detto ancora Dell’Ariccia – fino all’emarginazione e al successivo sterminio anche degli ebrei italiani. Tante le popolazioni uccise con genocidi anche in tempi contemporanei, tra cui i Decaparesidos argentini, i Tutsi ruandesi, i migranti che muoiono tutti i giorni nel Mediterraneo e, ora, le guerre in Ucraina e Medio Oriente». Dell’Ariccia ha raccontato la sua storia, i suoi primi anni di vita nel periodo delle leggi razziali, finite, di fatto, solo con la fine della Seconda Guerra Mondiale. La storica Elisa Guida, fondatrice dell’associazione “Arte in memoria”, ha puntato il suo intervento sul fare capire agli studenti «la situazione sociale e politica che portò al dramma sugli ebrei. Il Giorno della Memoria ci deve fare riflettere ma anche entrare in un percorso che deve essere costante. La commozione non è sufficiente, lo fanno tutti. Se io vi racconto la storia di Piero Terracina che ha cercato fino a 90 anni i suoi fratelli, che erano stati trucidati, io sono certa di arrivare al vostro cuore. Serve poi arrivare ai vostri cervelli: quando vi dicono che dobbiamo evitare che questo si ripeta va bene ma Auschwitz non è l’unico genocidio, ce ne sono stati tanti altri recenti e serve conoscere i fatti». Il prefetto Gennaro Capo ha chiarito che «questi fatti vanno ricordati come eventi di storia senza nessuna ideologizzazione perché l’Italia come la Germania è stata parte attiva dei fatti: è nostro dovere morale ricordare cosa successe». Il direttore dell’Archivio di Stato Angelo Allegrini ha ricordato la mostra sugli atti amministrativi in mostra al Foyer del teatro dell’Unione e confermato come molti viterbesi, subito dopo le leggi razziali, applicarono pedissequamente l’ingiustizia sul piano economico e sociale agli ebrei ma ci furono anche eccezioni. Alla fine della mattinata è stata consegnata una targa ed una medaglia d’onore ad un familiare di Angelo Eusepi, deportato nei lager nazisti e, con lui, il premio è stato dedicato a tutti i cittadini italiani militari e civili uccisi per la violenza dell’intolleranza nella Seconda Guerra Mondiale. La mostra “La preparazione burocratica della Shoah” al Foyer dell’Unione ci sarà fino al 31 gennaio: venti espositori con la stampa di lettere e circolari, conservate negli archivi della Prefettura e della Questura, testimonieranno il crescendo, anche nella nostra città, di un sentimento di indifferenza, in alcuni casi sfociato in vero e proprio odio nei confronti dei concittadini di religione ebraica. Stamattina, invece, ci sarà la cerimonia commemorativa organizzata dal Comune di Viterbo e dall’istituto comprensivo Luigi Fantappié, nei pressi dell’abitazione di Emanuele Vittorio Anticoli, Bruno Di Porto e Letizia Anticoli, in ricordo della famiglia ebrea che trovò la morte nei campi di concentramento ad Auschwitz e Mauthausen nel 1944.


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