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Cocciniglia Tartaruga salva la Perla del Tirreno

Cocciniglia Tartaruga salva la Perla del Tirreno

SANTA MARINELLA – «La Cocciniglia Tartaruga, non ha ancora fatto la sua comparsa in città, ma da qualche tempo è già presente in molte zone del Paese e della Regione. La Perla è inserita nella mappa regionale come zona buffer, zona ...

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SANTA MARINELLA – «La Cocciniglia Tartaruga, non ha ancora fatto la sua comparsa in città, ma da qualche tempo è già presente in molte zone del Paese e della Regione. La Perla è inserita nella mappa regionale come zona buffer, zona cuscinetto, confinante con aree già infestate. Ad oggi non risultano segnalazioni di presenza dell’insetto parassita. È importante, se si dovessero riscontrare presenze sui pini, informare il servizio fitosanitario della Regione Lazio e seguire le indicazioni riportate sul sito internet del nostro Comune». A dirlo è il sindaco Tidei. Stiamo parlando della Toumeyella parvicornis, meglio conosciuta come Cocciniglia Tartaruga del Pino, un insetto appartenente all’ordine degli Emitteri, denominato così per la particolare morfologia delle femmine adulte, che ricorda un carapace di tartaruga. Vive esclusivamente a carico delle piante di pino, in particolare il pino domestico, a cui succhia la linfa dai giovani rametti, causando forti danni alle alberature di questa specie e, in molti casi, addirittura la loro morte. La specie è originaria della zona sud-orientale del Nord America, ma è stata importata accidentalmente in varie parti del mondo. Si tratta quindi di una specie che a causa dell’azione accidentale o intenzionale dell’uomo è pervenuta in un luogo lontano da quello originario. Classici esempi di specie alloctone sono il punteruolo rosso o il granchio blu. L’insetto che infesta il pino, causa ingiallimenti, caduta degli aghi, riduzione dell’accrescimento, appassimento e morte degli alberi. La sua espansione può avvenire velocemente per contatto tra le chiome o per il vento. Esistono varie misure di contrasto. La lotta con trattamento endoterapico è tra le più efficaci e meno dispendiose e prevede l’utilizzo di specifiche attrezzature che veicolano l’insetticida all’interno della pianta ospite fino a raggiungere la chioma, in modo da contrastare il parassita. «L’infestazione da parte dell’insetto può essere verificata osservando la presenza di una melassa appiccicosa sugli alberi di pino e a terra intorno ad essi – spiega l’assessore al Verde e Arredo urbano Elisa Mei – a differenza della resina, questa sostanza zuccherina si rimuove con facilità, anche solo con l’acqua. Banalmente, quindi, se sul parabrezza di un’auto parcheggiata sotto un pino si trovano queste goccioline allora si è in presenza del temuto insetto. Per comprendere se la cocciniglia ha raggiunto un albero, si può provare a guardarne la chioma. Se è diradata è probabile che, nei mesi più caldi, il parassita abbia già fatto la sua comparsa. È sempre raccomandabile rivolgersi ad un esperto che verificherà la presenza della cocciniglia tartaruga e darne subito notizia al servizio regionale».

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