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Agricoltori pronti alla mobilitazione

Agricoltori pronti alla mobilitazione

Indice puntato contro i costi troppo alti, il Green Deal europeo e la Pac

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LADISPOLI – Anche sul litorale laziale gli agricoltori sono pronti alla mobilitazione e a far sentire la loro voce unendosi ai colleghi della Tuscia che da giorni stanno protestando contro le politiche UE. Da anni il comparto agricolo sta subendo delle vere e proprie penalizzazioni a causa del rincaro dei prezzi: dal gasolio, all’energia elettrica, con margini dei guadagni sempre più stretti. «È la stessa situazione del conferimento del latte, dove i costi per produrlo aumentano vertiginosamente», aveva spiegato nei giorni scorsi Roberto Seri, agricoltore. «Nella distribuzione il prodotto è alto ma a noi lo pagano sempre meno. Vale per il latte, vale per i prodotti agricoli. Non c’è più convenienza». Insomma i guadagni sono sempre meno, se non inesistenti: «Con le spese, al limite, ci vai in parità». Ma al centro delle contestazioni c’è anche il Green Deal dell’Unione europea – l’insieme di iniziative politiche per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, considerato troppo stringente. Chiedono una revisione del nuovo piano per affrontare le sfide ambientali, in modo da venir incontro al settore della produzione agricola. Al tempo stesso chiedono di rivedere le norme della Pac (Politica agricola comune). Tra i punti contestati anche l’obbligo di tenere a riposo il 4% dei loro terreni come condizione per poter accedere ai contributi comunitari. . «Dicono che è per il surriscaldamento, ma se non si coltiva un terreno, diventa arido e quindi la temperatura aumenta – aveva evidenziato il presidente della cooperativa Sasso, Antonio Orlandi – Se io agricoltore coltivo delle piante queste rilasceranno ossigeno. Dovrò irrigare il terreno con l’acqua utilizzata che andrà ad abbassarne le temperature». Insomma: coltivare i terreni per salvaguardare l’ecosistema a 360 gradi. Perché in un terreno arido e non coltivato anche le specie animale che solitamente lo “frequentano” andrebbero a scomparire, andando a compromettere il ciclo della natura. Frecciatine anche nei confronti delle associazioni di categoria dalle quali non sarebbe ancora scattato, almeno sul litorale laziale, la “chiamata alle armi” per unirsi al resto degli agricoltori laziali in protesta da giorni, come accaduto a Orte, Viterbo e ora anche a Tarquinia dove ieri un centinaio di trattori hanno invaso l’Aurelia. Un corteo lungo 25 chilometri.

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