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I deputati di Civitavecchia (2): il principe Baldassarre Odescalchi

ENRICO CIANCARINI L’XI legislatura del Parlamento del Regno d’Italia si concluse prematuramente nel 1874: “lo scioglimento avvenne dopo una serie di vicende nelle quali il ministero Minghetti era rimasto in minoranza dopo la presentazione ...

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ENRICO CIANCARINI

L’XI legislatura del Parlamento del Regno d’Italia si concluse prematuramente nel 1874: “lo scioglimento avvenne dopo una serie di vicende nelle quali il ministero Minghetti era rimasto in minoranza dopo la presentazione delle dimissioni, peraltro non accolte, e i falliti tentativi fatti (un connubio Sella – Minghetti, un accordo con alcuni esponenti della Sinistra) per rafforzare la maggioranza e il Governo della Destra storica al potere” (Pier Luigi Ballini, Le elezioni nella storia d’Italia dall’Unità al fascismo, 1988, p. 73).

Nel collegio di Civitavecchia l’8 novembre gli elettori chiamati alle urne furono 2.141, quasi il doppio dei 1.114 delle precedenti consultazioni. Siamo ad una percentuale di 3,14 votanti ogni cento abitanti. A votare effettivamente furono 1.357 aventi diritto, raggiungendo la significativa percentuale del 63% ampiamente superiore a quella nazionale che si fermò al 55% (Statistica elettorale politica, 1877).

A trionfare al primo turno, in queste seconde votazioni per Civitavecchia, fu il principe Baldassarre Odescalchi che con 847 voti surclassò il deputato uscente Annibale Lesen, che raccolse solo 255 preferenze, mentre l’avvocato Pietro Venturi di Campagnano dovette accontentarsi di 219 voti.

Furono le sezioni di Sutri, Bracciano e Civitavecchia 1 a determinare la vittoria del principe mentre Tolfa, nuova sezione elettorale, votò per Lesen.

In una pubblicazione scandalistica del 1885, Sommaruga occulto e Sommaruga palese, si legge che il segretario del principe si recò a Civitavecchia e attaccò cartelloni elettorali in cui vi era scritto “Se volete un deputato intelligente, onesto e indipendente, eleggete il nostro principe, don Baldassarre Odescalchi – Questo in pubblico: privatamente agli elettori andava confidando: Il principe vi farà un quartiere nuovo, a sue spese, e verrà tutti gli anni, colla sua famiglia, con tutti i suoi parenti ai bagni fra di noi. Infatti don Balduccio, d’allora è sempre andato ai bagni di Civitavecchia, e per il quartiere nuovo, nella parte verso Roma, ha fabbricato una palazzina che è rimasta, dopo parecchi anni, anche oggi come una sentinella avanzata nel deserto”.

Infatti, il principe fu l’artefice, con l’architetto Raffaello Ojetti, della lottizzazione di Santa Marinella e della zona di Civitavecchia che ancora oggi lo ricorda: Borgo Odescalchi. Qui si riservò un casino di caccia, l’attuale Villa dei Principi, dove morì il 5 settembre 1909.

Odescalchi fu deputato di Civitavecchia anche nella XIV legislatura e rimase in carica pure nella legislatura successiva, in cui fu adottato lo scrutinio di lista e ridotto il numero dei collegi (il collegio di Civitavecchia fu unito a quelli di Viterbo e Montefiascone).

Baldassarre Odescalchi faceva parte dello schieramento politico che si collocava all’opposizione del governo Minghetti e in Parlamento prese posto al centro sinistro. Alberto Malatesta, autore del volume Ministri, deputati, senatori dal 1848 al 1922, 1940, lo ricorda “membro della giunta provvisoria di governo istituita a Roma, nonché della deputazione che portò a Vittorio Emanuele i risultati del plebiscito. Ebbe duelli per varie ragioni. Amicissimo di Rattazzi, mostrò sempre di propendere verso idee avanzate, ma senza legarsi ad alcun gruppo politico: pur senza propugnarlo apertamente, vagheggiò la creazione di una specie di socialismo cristiano” perciò fu soprannominato il “principe rosso”.

Il giornalista parlamentare Telesforo Sarti, che abbiamo conosciuto già nel precedente almanacco dedicato ad Annibale Lesen, nel suo volume Il Parlamento subalpino e nazionale elabora un lungo e denso ritratto del principe di cui riportiamo le ultime righe che si soffermano sul suo carattere:

“Il principe Odescalchi legge assai, ma serba il suo criterio, tutto individuale, sui problemi umani; e le sue opinioni, che non rassomigliano a quelle di nessun altro, hanno una strana mescolanza di scetticismo e di candore. Assai ha vissuto nel mondo, il principe romano: ma non si è lasciato colpire dalla dolce corruzione mondana, né dalle inane frivolezza che deturpa lo spirito. La sua famiglia è patriarcale: e il lavorio del suo spirito è serio – la sua casa è in un grande ambiente di serenità ed il suo pensiero ha sempre un nobile scopo da raggiungere. Amatore profondo dell’arte, è anche un conoscitore finissimo: e spesso la sua penna ha vibrato, passionatamente, per un bel quadro, per una bella statua, per una grande manifestazione dell’arte; e si compiace della compagnia degli artisti e in essa dimostra la sua larga cultura. Egli è parlatore lento, con pause sagaci, ma efficaci; poiché quello che vuol dire è frutto di un acuto ragionamento interno e colpisce sempre il suo interlocutore. In fondo è un’anima che si compiacque della solitudine e che rimase affettuosa: è un carattere senza vanità, semplice, tutto personale, che non subisce influenze”.


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