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Scilipoti: «Contrari e assolutamente preoccupati»

Scilipoti: «Contrari e assolutamente preoccupati»

Per il presidente della Cpc problemi dal punto di vista politico, ambientale ed economico

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«Siamo assolutamente contrari e preoccupati». A smuovere le acque, all’indomani della commissione Giubileo che è tornata ad accendere i riflettori sul progetto, è stato il presidente della Compagnia portuale di Civitavecchia Patrizio Scilipoti, bocciando nettamente l’iniziativa imprenditoriale di Royal Caribbean per la realizzazione di un porto crocieristico a Fiumicino. Una contrarietà sotto tutti i punti di vista: a livello politico, ambientale ed economico. In sostanza non ci sarebbe neanche un motivo per dover portare avanti il progetto.

«Parliamoci chiaro – ha detto Scilipoti – Fiumicino vive già di aeroporto: realizzare quello che sarebbe il primo porto privato in Italia sarebbe il primo tassello della morte del pubblico. I porti, quelli normati dalla legge 84/94, sono pubblici e hanno banchine pubbliche, pagate con i soldi delle tasse pagate dai cittadini o quelli dell’Europa. Qui parliamo di uno scalo che conterebbe su fondi esclusivamente privati».

Questo, secondo il presidente dei camalli, significherebbe non poter garantire alcun controllo e non poter intervenire per dirimere eventuali problemi, anche dal punto di vista occupazionale. C’è poi l’aspetto legato alla concorrenza per Civitavecchia, «che è e deve rimanere il primo porto crocieristico del Mediterraneo, o comunque dell’Italia», con Fiumicino che tra l’altro è uno dei tre scali del network portuale laziale e con la stessa Royal Caribbean all’interno di Rct, la società che gestisce le crociere a Civitavecchia.

«Per il settore, a livello locale, sarebbe deleterio – ha aggiunto Scilipoti – e, se portato avanti, potrebbe rappresentare l’inizio di possibili nuove criticità in una città già alle prese con gravi problemi occupazionali, dove il porto riveste un ruolo importante in termini di risposte».

Insomma, secondo il presidente della Cpc un porto «interamente pubblico e commerciale c’è ed è a Civitavecchia. Se si vuole investire – ha aggiunto – lo si faccia sulle infrastrutture o sul retroporto. Se Traiano ha scelto Civitavecchia per costruire lo scalo, ci sarà stato un motivo? Ci sono fondali, non c’è bisogno di dragare e oggi possiamo contare su banchine attrezzate e distanze che a Fiumicino non sarebbe possibile garantire». I camalli invitano a mantenere alta la guardia.

«Siamo in contatto con la Regione, e in particolare con Daniele Leodori e Michela Califano, quest’ultima consigliere del territorio di Fiumicino. C’è da evidenziare un aspetto – ha concluso Scilipoti – la mancata presa di posizione del sindaco Gualtieri su questo progetto. Gualtieri che non è mai venuto a visitare Civitavecchia, porto di Roma, e non ha mai avuto una interlocuzione con l’Adsp». L’invito quindi è a confermare la contrarietà a quello che sarebbe un unicum a livello nazionale e che, se andasse davvero in porto, aprirebbe la strada a scenari non confortanti, a detta del numero uno della Compagnia portuale.

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