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Un inventore civitavecchiese: Leandro Guglielmotti

ENRICO CIANCARINI CIVITAVECCHIA – Non si può immaginare un nome e un cognome più civitavecchiesi di quelli di Leandro Guglielmotti, discendente di padre Alberto Guglielmotti, uno dei più grandi storici navali italiani. Cento anni fa, i ...

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ENRICO CIANCARINI

CIVITAVECCHIA – Non si può immaginare un nome e un cognome più civitavecchiesi di quelli di Leandro Guglielmotti, discendente di padre Alberto Guglielmotti, uno dei più grandi storici navali italiani.

Cento anni fa, i giornali italiani si occuparono di questo nostro concittadino e gli dedicarono numerosi articoli in cui si annunciava una sua fenomenale scoperta.

Sul Corriere della Sera del 23 gennaio 1924, in terza pagina, il titolo in neretto dell’articolo era Una scoperta per la visibilità notturna? Datato Roma, 22 gennaio, notte. Si leggeva:

“I giornali hanno da Civitavecchia: Il prof. Leandro Guglielmotti, nipote del Guglielmotti celebre scrittore di cose marinare, annuncia di avere, dopo lunghi studi ed esperienze, fatta una scoperta che sconvolgerebbe le leggi fisiche oggi accettate sulla rifrazione della luce quando attraversa un corpo elastico come l’acqua. La scoperta renderebbe veggenti i sommergibili, i quali ora, in immersione profonda, non possono più vedere”.

Anche La Stampa di quel giorno pubblica la nota dell’Agenzia Stefani intitolandola Un’importante scoperta sulla rifrazione della luce datandola Civitavecchia, 22.

Lo stesso 23 gennaio, Il Messaggero di Roma pubblica una lunghissima lettera del professore Leandro Guglielmotti, inviata da Civitavecchia, in cui affronta l’argomento della previsione dei terremoti secondo gli studi di un altro ricercatore autodidatta, il faentino Raffaele Bendandi che in base ad una sua teoria sosteneva di poter prevedere i terremoti, cosa che realmente non riuscì mai a concretizzare (a lui è dedicato un libro di P. Lagorio e A. Dolcini, L’uomo dei terremoti, Raffaele Bendandi, 1992).

Il Guglielmotti, nel difendere le teorie del Bendandi, chiede al governo fascista di creare la Corporazione degli inventori italiani e promulgare una legge migliore sulla proprietà intellettuale ed industriale perché “oggi le nostre invenzioni sono alla mercé di tutti: depositate per ottenerne i brevetti, vengono mantenute secrete per solo tre mesi. Dopo, chiunque può vederle, studiarle e copiarle”. Il nostro concittadino, infatti, brevettò numerose sue invenzioni in diversi campi.

Il giorno dopo, il 24 gennaio 1924, Il Messaggero pubblica una lunga intervista a Leandro Guglielmotti firmata dal suo inviato speciale Giuseppe Cavaciocchi corredata da una foto dell’inventore con la figlia. Apprendiamo che Leandro ha cinquant’anni, ha vissuto per un lungo periodo a Roma dove svolgeva l’attività di pittore, e dal 1919 è tornato nella sua città natale dove risiede in viale della Vittoria “godendo dai balconi la superba vista del mare infinito”. Il giornalista lo presenta ai lettori come un uomo che si distingue per “una modestia più straordinaria, un carattere più mite ed una sfiducia più assoluta sull’esito del suo multiforme lavoro, sfiducia cui non è certo estranea un’immeritata ostilità, della quale soffre tutte le conseguenze, a Civitavecchia”.

Leandro Guglielmotti “è un modellatore, pittore, decoratore, pergamenista, illustratore di Dante … versatissimo nelle scienze fisiche e matematiche, ha fra le altre, notevoli invenzioni elettromeccaniche – di cui due già brevettate, un’altra prossima a brevettarsi – per segnalare i treni ai passaggi a livello” con suoni e luci.

Sulla nuova invenzione “che renderà veggenti i sommergibili ad immersione profonda” è particolarmente riservato: “trattandosi di un’invenzione destinata alla difesa nazionale, su essa debbo conservare il segreto più assoluto”. Confessa che alcuni dati sulla costruzione dei sommergibili li ebbe da Cesare Laurenti, civitavecchiese d’adozione e riconosciuto padre del sommergibile italiano, scomparso nel 1921 (su di lui rimando alla scheda biografica da me curata e pubblicata su Dizionario Biografico degli Italiani, volume 64, 2005).

Sul giornale romano gli interventi del geniale civitavecchiese sono numerosi, ci limitiamo a citare l’articolo del 31 ottobre 1924 in cui si dà notizia che “il cliché dell’apparecchio, che – costruito dal Guglielmotti nel suo laboratorio al Silurificio italiano di Napoli – lancia nelle acque una luce speciale e potentissima a circa 800 metri orizzontalmente e radialmente e ad una profondità di circa 80 metri: apparecchio, di cui, tra breve, dopo le esperienze ufficiali, saranno forniti i sommergibili della nostra regia Marina, ponendola, così, in un grado di assoluta superiorità su quelle degli altri paesi”. Ignoriamo se la regia Marina italiana abbia poi utilizzato l’invenzione di Leandro Guglielmotti. Sappiamo che il Guglielmotti continuò ad interessarsi dei sommergibili tanto che nel 1928 pubblicò il volume Il sommergibile spiegato al popolo e nel 1931 La nave sommergibile: come costruirla, come funziona, come opera seguendo così le orme di scrittore di cose militari del suo più famoso prozio: padre Alberto Guglielmotti storico della marina italiana.

Un’ultima curiosità su Leandro Guglielmotti e Civitavecchia: nell’ultimo articolo citato apparso su Il Messaggero è riprodotta “la austera targa in bronzo, che domani si inaugurerà solennemente a Civitavecchia in omaggio dei caduti in guerra, soci di quella Cooperativa nazionale lavoratori del porto, e che conferma, inoltre, come concezione ed esecuzione, il felice senso estetico e l’abilità plastica del prof. Guglielmotti, il quale, nell’operaio combattente superstite, ha voluto racchiudere l’amore, l’orgoglio ed il rispetto per i fratelli morti, mentre la Vittoria corona la memoria degli eroi e le onde del mare completano il simbolo del lavoro, del sacrificio, delle onoranze”.

Cento anni dopo, ricordiamo Leandro Guglielmotti, artista ed inventore civitavecchiese.


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