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«Addossare alle minoranze il clamoroso errore formale del consiglio sulla mozione di sfiducia sfiora il ridicolo»

«Addossare alle minoranze il clamoroso errore formale del consiglio sulla mozione di sfiducia sfiora il ridicolo»

I due capigruppo di opposizione Fiorelli e Di Liello rispondono a Tidei

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SANTA MARINELLA – Dopo la reprimenda del sindaco contro le minoranze che hanno fatto appello ad un errore di valutazione del Tuel commesso dall’attuale giunta, per chiedere l’annullamento del consiglio comunale del 5 febbraio che prevedeva la votazione sulla sfiducia al primo cittadino, i due capigruppo di opposizione Fiorelli e Di Liello rispondono a Tidei.

“Addossare alle minoranze il clamoroso errore formale del consiglio comunale sulla mozione di sfiducia sfiora davvero il ridicolo – dicono i due – assistiamo ancora all’incapacità di questa amministrazione di assumersi le proprie responsabilità e di riconoscere la totale inadeguatezza nella gestione dell’assise pubblica in cui si è discussa la mozione di sfiducia presentata dalla minoranza. L’articolo 30 dello Statuto Comunale, che riprende l’art. 52 del Tuel, recita al comma 3 che “la votazione ha luogo per appello nominale e la mozione è approvata a maggioranza assoluta dei consiglieri eletti”.

Peraltro, il tutto ampiamente descritto e richiesto nella mozione presentata da sei consiglieri. Invece, non solo non si è votato per appello nominale, ma alla mano alzata dei consiglieri eletti, si è aggiunta quella del Sindaco che, in un estremo gesto di auto fiducia, riduce in briciole i suoi 53 anni di esperienza amministrativa. Nel tentativo di rendere corresponsabili le minoranze, il presidente del consiglio sostiene che erano state avvertite nella riunione dei capo gruppo dove è stata stabilita la procedura della votazione. In quella riunione, si è semplicemente sostenuto che il consiglio si sarebbe concluso con la votazione senza specificarne la modalità. In ogni caso, la gestione del consiglio è pertinenza del suo presidente e del segretario che lo affianca e la minoranza non è chiamata ad alcuna decisione.

A votazione avvenuta e a consiglio concluso, il Sindaco, ringalluzzito dalla fiducia appena incassata, ha sottoposto i consiglieri e il pubblico stremato da quattro ore di discussione, alla requisitoria delle sue ragioni giudiziarie, con tanto di lettura alla mano del faldone delle intercettazioni”. Il presidente Minghella ha definito una perdita di tempo e di denaro la riconvocazione del consiglio comunale, noi invece riteniamo che sia una vera e propria lezione di diritto da cui speriamo la maggioranza possa trarre apprendimento”.

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